La macchina Italia, sta per riaccendere i motori, motori che hanno bisogno di un carburante particolarmente performante per poter primeggiare a livello europeo. I cavalli ci sono e sono tanti, quanto basta per riuscire nell’impresa di far risalire il Pil oltre il fatidico 1%, con l’obiettivo di arrivare al 2% e stabilizzarsi su quella percentuale. I tre circuiti primari con cui si deve arrivare al podio, e poi scalare posizioni, includono la produzione industriale, con tutti gli annessi e connessi che passano dagli investimenti pubblici, ma con maggioranza privati, ricerca e innovazione, scuola e formazione permanente. Poi c’è l’attrattività turistica, ma anche il business, in cui servirebbe clonare il modello Milano. Infine, la riorganizzazione e modernizzazione della macchina pubblica, giustizia, civile e amministrativa in primis, fisco e spesa pubblica, grandi progetti di modernizzazione delle infrastrutture per la mobilità, ma anche la digitalizzazione. Alla luce di quanto è successo da inizio secolo, sembrerebbe un libro dei sogni, ma così non è e lo dimostrano per tutti e tre i circuiti i migliorati posizionamenti che si sono potuti raggiungere.
Nell’ambito del primo circuito, quello industriale-manifatturiero a trasformarsi da primi della classe sono stati almeno tre comparti: quelli dei farmaci, dell’agroalimentare e del packaging, tutti ai vertici europei di settore e in alcuni casi, come Ferrero a livello mondiali. Per poter raggiungere queste performance hanno contribuito fondamentalmente il capitalismo famigliare italiano, come fu in passato per automotive, elettrodomestici, abbigliamento e accessori di alta gamma e la crescita del sistema creditizio italiano, a partire dai due primi della classe, Intesa e Unicredit. Nel secondo circuito, quello dell’attrattività, il boom c’è stato sia per turismo che per bussiness per la sola Milano, mentre è andata ben oltre misura per il solo turismo, per le tre regine Roma, Venezia e Firenze e, in parte, sono decollate altre realtà del mezzogiorno, con in testa Puglia e Campania, e del nord come Triveneto. Ma sono mancati i mini cloni di Milano per il bussiness, che potrebbero avere le condizioni per diventarlo, come Bologna, Bari e Catania.
Più articolato e complesso il terzo circuito, nonostante alcuni miglioramenti arrivati dalla politica messa in atto dal Governo Meloni. La macchina pubblica, nella sua interezza è farraginosa, è iper burocratizzata, costosa e fin’ora incapace di migliorarsi, anzi sovente peggiorano le prestazioni, come sta succedendo per la sanità pubblica. Ma è anche la lentezza dell’amministrazione fiscale che pesa sui cittadini, con i rimborsi che avvengono dopo due anni, mentre i controlli sulle dichiarazioni, possono permettersi sei anni per essere effettuati. Esattamente all’opposto di quello che dovrebbe fare un’amministrazione moderna, ovvero controllare, chiedere e rimborsare in un medesimo lasso di tempo. Servirebbe una svolta, assai onerosa per le casse pubbliche, ma indispensabile per riuscire a rappresentare una certezza su diritti e doveri della popolazione, riducendo l’evasione, ma anche elargendo servizi per qualità e tempistica adeguati al nostro tempo, ma anche ad un pressione fiscale che più che scendere deve saper tradurre in qualità la sua offerta.




