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Strada giusta, altro che imposte

Sconti nei distributori: così il consumatore ci guadagna e i petrolieri evitano un extra prelievo
di Fabio Dragonilunedì 28 settembre 2026
Strada giusta, altro che imposte

3' di lettura

Che Ip si sarebbe messa in scia di Eni noi di Libero lo avevamo previsto ieri. Le convulsioni della sinistra, quelle no. Non le avevamo previste bensì registrate. Non che servissero sensibili sismografi. Fra bollo auto, divieto di burqa a scuola e tetto al prezzo della benzina sono praticamente dieci giorni che il quartetto Schlein-Conte-Bonelli-Fratoianni mastica querce e tossisce compensato. La nuova bislacca linea del Piave a sinistra ora è che, con questa mossa, i petrolieri evitano la sovrattassa e il consumatore ci rimette.

Noi crediamo sia esattamente il contrario e per almeno tre buoni motivi. Primo perché l’operazione Meloni-Descalzi è di immediatissima applicazione. Niente decreti legge. Niente interlocuzioni con il Colle. Niente iter di approvazioni in parlamento con tanto di emendamenti in commissione ed in aula. Niente rischio ricorsi in Corte Costituzionale. Niente polemiche da pollaio. Niente di niente.

Il secondo motivo è che il ricasco in tasca all’automobilista è altrettanto immediato. Nessuna intermediazione da parte dello Stato. Sempre che l’obiettivo di chi invoca la tassa sugli extra profitti sia indennizzare l’automobilista e non altro, tipo installare pannelli solari sul Monte Bianco. Infine la manovra Meloni-Descalzi, pur non essendo una tassa, è particolarmente performante in termini di gettito.

Il gruppo Eni macina infatti, vuoto per pieno, qualcosa come 600 milioni di utile netto ogni mese. Si stima che il price cap possa incidere per circa 100 milioni in termini di minori ricavi. In pratica è come se Eni pagasse un’ulteriore sovrattassa di quasi il 17%. E semestrale alla mano il suo carico fiscale è oggi già il 42%. Il ragionamento vale nel caso in cui tutti gli operatori si adeguassero alla mossa di Eni che - ricordiamolocontrolla grosso modo il 20% del mercato. In caso contrario il fatturato Eni aumenterebbe a dismisura. Quindi nel complesso aumenterebbero gli utili. I ricavi potrebbero aumentare anche del doppio, essendo che Eni produce e quindi raffina grosso modo due volte il carburante che vende. La rete sarebbe certo messa a dura prova con le necessità di continuo refill dei serbatoi dei benzinai. Lo sforzo logistico sarebbe immenso anche per una macchina ben oliata come quella di Eni. Ma pure qui lo Stato godrebbe due volte. Come azionista e come gabelliere.

Ma abbiamo esaminato due casi di scuola estremi. Il primo è di una totale adesione dei concorrenti alla decisione di Descalzi. Il secondo è quello di un totale disallineamento. Nella realtà non esistono solo il bianco ed il nero. Ci stanno infinite sfumature di grigio. Più delle cinquanta del celebre romanzo. Ed infatti anche il grup po Ip ha annunciato l’intenzione di calmierare il prezzo. Rimane da capire l’entità esatta dello sconto. Ip, al pari di Eni, è un gruppo verticalmente integrato dopo che è passato di mano al gruppo azero Socar. Un gruppo che estrae petrolio, lo raffina in Italia e lo distribuisce in Italia forte di una rete addirittura più forte di quella del gruppo italiano. Essendo licenziataria del marchio Esso, la rete Ip conta complessivamente 7mila distributori.

Eni e Ip fanno pertanto oltre il 50% dei 20mila benzinai italiani. Quindi già oggi gli automobilisti hanno una possibilità su due di imbattersi in un distributore che impone un tetto al prezzo. A sinistra rimane ancora una critica.

Questo tetto cristallizzerebbe il prezzo dei carburanti ad un livello alto. Il punto è che però stiamo vivendo una situazione di inaudita gravità. A marzo 2022, dopo l’invasione russa in Ucraina, la benzina ha toccato i 2,20 euro per poi scendere a 1,8. Oggi invece noi abbiamo non una guerra ma due. E nelle ultime settimane, come ricordato da Massimo Nicolazzi sul Messaggero, si stima che la Russia abbia perso il 20% della propria capacità di raffinazione. E nessuna raffineria del Golfo è rimasta immune da attacchi aerei. Lo shock da offerta si cura in un solo modo. Aumentando l’offerta. E la pace servirebbe come il pane. Anzi come il petrolio.

PS: se non tutti i benzinai seguiranno l’esempio di Eni e Ip dobbiamo fare un po’ pace con noi stessi però. È la prova che ci sono margini più risicati anche in qualche provincia del settore petrolifero.