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Elly si è persa il Pd: ecco il sondaggio choc che fa godere Meloni

di Pietro Senaldidomenica 27 settembre 2026
Elly si è persa il Pd: ecco il sondaggio choc che fa godere Meloni

4' di lettura

Il sondaggio realizzato da Ipsos dice che il Pd è scivolato al 19,5%, solo mezzo punto sopra al disastroso risultato delle Politiche 2022, che impose a Enrico Letta di lasciare la segreteria. Significa che l’operazione di riverniciatura etichettata Elly Schlein è fallita. Quanto è lontano il 2024, quando alle Europee il Pd superò il 24%... Certo, chi conosce la politica sa che era un altro Pd, quello di Antonio Decaro, Stefano Bonaccini, Dario Nardella, Giorgio Gori, Pina Picierno e tanti altri campioni di preferenze. Non il Pd della segretaria...

Chi ha ucciso dunque Elly Schlein? Giuseppe Conte, è la risposta naturale. In attesa del programma comune del Campo largo, il leader di Cinquestelle ha fatto il suo e l’ha presentato in pompa magna, stile convention americana. Particolare non casuale, il documento mette in crisi la segretaria dentro il suo partito, visto che i passaggi anti-europeisti e ultrapacifisti sono incompatibili con le posizioni del Pd e le convinzioni personali di molti dem.

La risposta giusta però è che probabilmente non c’è nessun assassino. La segretaria più longeva del Pd si sta suicidando a poco a poco, perché la sua politica, per continuare a essere testardamente unitaria sta finendo per diventare testardamente inconcludente. E anche l’unitarietà alla fine si sta risolvendo nella constatazione che l’unico collante tra renziani, riformisti, onoratini, ruffiniani, vecchie lenze dem - per non dire dinosauri - sta nella presa d’atto che non può essere lei a sfidare Giorgia Meloni. Vagli a dare torto, considerato che la più grande sponsor di Elly candidata per Palazzo Chigi è proprio la premier.

I POTENZIALI RIVALI
Potrebbe sembrare un grande complotto anti-Schlein. Nel Pd e zone limitrofe ci sono almeno tre potenziali candidati alle primarie che non possono vincere ma possono far perdere lei e far vincere Conte. C’è Ernesto Maria Ruffini, di Più Uno (ma fosse solo uno..,), l’ex mister tasse, palermitano, vicinissimo al Quirinale e che probabilmente otterrà i voti della componente riformista, nel fine settimana riunita a Prato per criticare la segretaria. C’è Alessandro Onorato, l’assessore romano di Progetto Civico, invenzione del tessitore di trame dem Goffredo Bettini per dare una mano al leader grillino. C’è, forse, Vincenzo De Luca, la carta a sorpresa di Matteo Renzi, che non ne può più di essere l’intruso del Campo largo e non si fida che la segretaria possa garantirgli di far parte della coalizione. La leader sa tutte queste cose, ma non può tornare indietro perché da sei mesi dice di volere l’investitura del popolo del Campo largo. Quindi la strategia è rimandare la consultazione interna alla sinistra il più possibile, senza negarla ufficialmente, nella speranza che a un certo punto diventi troppo tardi per farla. L’ambizione di Elly ora è essere legittimata dalle urne delle Politiche: se il Campo largo vince e il Pd è il primo partito, tocca a me; questo è il ragionamento, naturale però solo in apparenza.

I segretari hanno il grande privilegio di fare le liste, decidere chi andrà in Parlamento. Questo dà loro un potere immenso, che però bisogna saper gestire. Non riuscì a farlo neppure un leader abile come Matteo Renzi, che fu mandato a casa dalla “Ditta” proprio quando la vecchia rappresentanza dem ebbe avuto la sensazione, poi mutata in certezza, che sarebbe stata messa alla porta dal Rottamatore. Risultato: ora si trova in Parlamento da solo con Maria Elena Boschi e un altro paio di fedelissimi. Anche per questo grande privilegio il piano della segretaria difficilmente riuscirà. A sinistra c’è fermento e tutti vogliono contarsi, guadagnarsi una rappresentanza sul campo; nessuno vuole lasciare il pallino a Elly.

Più che di un complotto, la situazione attuale è figlia di tante questioni non gestite. Provare a tenere tutti insieme ha consentito a Elly di battere il record di durata, ma non è detto che avere il volante in mano le consenta di tagliare il traguardo. La segretaria, per non scontentare nessuno, ha scontentato tutti. A sinistra si è fatta rubare tutti i temi da Conte e in più subisce la concorrenza di Avs, che almeno forse le farà il favore di non candidare nessuno contro di lei alle primarie. Al centro Renzi ha capito che deve inventarsi qualcosa, gli ex Margherita le fanno la guerra e chi la sponsorizzava non scommette più su di lei. Non è un complotto, si diceva. È che continuare a non scegliere l’ha messa nelle condizioni di farsi dare dell’antisemita da Graziano Delrio, Emanuele Fiano e altri, perché si è opposta al loro disegno di legge per contenere l’odio verso gli ebrei e contemporaneamente della guerrafondaia da pro-Pal e grillini perché sostiene l’Ucraina.


PASSI FALSI
L’aver cercato la legittimazione di Meloni poi, con la lettera nella quale chiedeva una strategia comune sull’energia, le ha creato problemi con tutti a sinistra, perché la mossa è stata vissuta come un tentativo di scavalcamento. Non scrive il programma con noi, ma lo fa con Giorgia, hanno malignato i tanti nemici. Risultato: Elly oggi è talmente in difficoltà che non ha neppure la forza di farsi dare la proroga del mandato di segretaria, che scade a inizio primavera, giusto prima del voto e della compilazione delle liste. Ma l’errore più grave è stato rifiutare la strada che le aveva indicato Dario Franceschini, suo ex mentore che, chiamandosi fuori da ogni corsa causa malattia confessata pubblicamente, le suggeriva di convergere su un nome terzo da trovare con Conte, tenersi il partito e la possibilità di modificarne il dna parlamentare facendo le liste, e aspettare il prossimo giro, quando avrà solo 45 anni. Il gran rifiuto le ha alienato i grandi sponsor. Il non averlo fatto seguire da decisioni chiare e immediate, sulla linea politica e su come prepararsi al voto, sta facendo il resto. I sondaggi non fanno che certificare gli errori di Schlein e le scelte azzeccate di Conte, con M5S a soli cinque punti dal Pd; decimale in più o in meno, proprio come ai tempi di Letta.