Un ex terrorista entra in un Municipio di Roma durante una seduta dedicata alla lotta all’islamofobia. Prende la parola. E, secondo chi era presente, viene accolto tra baci e abbracci. Il protagonista è Maurizio Falessi, uno degli uomini della stagione della lotta armata degli anni Settanta. Falessi non è un reduce da una contestazione universitaria. Militò nelle Unità Comuniste Combattenti, organizzazione armata dell’estrema sinistra attiva nella seconda metà degli anni Settanta, e fu condannato definitivamente a 11 anni per reati legati a quella militanza. Rimase latitante per oltre vent’anni e visse a lungo in Nord Africa insieme a Rita Algranati, sua compagna e militante delle Brigate Rosse condannata all’ergastolo nel processo Moro Ter e accusata degli omicidi del giudice Riccardo Palma, del consigliere provinciale di Roma della Dc Italo Schettini, del generale Antonio Varisco e dell’assalto alla sede della Dc in piazza Nicosia, a Roma, nel quale vennero uccisi due agenti di polizia. Dopo la latitanza i due furono arrestati insieme al Cairo nel gennaio 2004.
Giovedì scorso, a 72 anni, è ricomparso al V Municipio di Roma, dove si discuteva del «Contrasto all’islamofobia e al razzismo antimusulmano». Riunione infuocata, conclusasi con il rinvio del voto, nella quale l’ex militante delle Ucc è intervenuto personalmente. Massimiliano Zossolo, fondatore di Welcome to Favelas e presente alla seduta, racconta di aver visto Falessi accolto «con baci, abbracci» dal presidente della Comunità Islamica di Roma, Ahmed Vall, e dal capogruppo del Pd in Municipio Claudio Poverini. Oltre che di aver ricevuto trattamenti molto poco british da parte del gorilla di Falessi. La domanda sorge spontanea: quale dinamica sana porterebbe mai un uomo con quella storia politica e giudiziaria a intervenire in una riunione istituzionale accanto agli esponenti della comunità islamica romana?
La foto che ha fatto espl0dere la sinistra
Una fotografia scattata durante una riunione del centrosinistra a Palermo, organizzata in vista delle prossime elezioni ...Prima dell’esperienza clandestina Falessi aveva militato in Potere Operaio. Poi arrivarono le Ucc, formazione armata responsabile di sequestri, ferimenti e irruzioni. Quando nel 1979 venne scoperto il covo dell’organizzazione a Pian di Vescovio, Falessi si rese irreperibile per 25 anni. Non si parla di qualcuno che distribuiva volantini estremisti ma di un uomo condannato dalla giustizia italiana per la partecipazione a un’organizzazione armata e che per anni condivise la latitanza con una brigatista coinvolta in uno dei delitti simbolo degli anni di piombo. Per questo la scena vista in Municipio meriterebbe qualche spiegazione specie da parte del Pd. La seduta nasceva per discutere di discriminazioni contro i musulmani.
In quale veste Falessi era presente? Perché è intervenuto? Quali rapporti intrattiene con gli esponenti politici dem che lo avrebbero accolto? Per caso c’entra il suo ruolo attivo nell’apertura della moschea di Centocelle, che con una capienza di mille persone (pagata dal Qatar con oltre 3 milioni) sorgerà presso il palazzo dell’ex mobilificio Gaggioli ristrutturato con i fondi del superbonus? O i suoi rapporti con l’imam Ben Mohamed Mohamed, molto vicino al partito politico Ennahda, che in Tunisia è la principale declinazione della Fratellanza musulmana? O quelli con suo fratello, Silvano, vicino ai giovani palestinesi e all’Unione Democratica Arabo Palestinese?
Sondaggio, crollo del Pd e allarme rosso: chi fa il botto
Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni resta stabile al 26,4% e saldamente al primo posto fra tutti i partiti poli...Nelle cronache della giornata lo spazio maggiore è stato riservato alle proteste, agli influencer presenti in aula e alle frasi pronunciate contro alcuni consiglieri municipali. Falessi è rimasto quasi fuori dall’inquadratura. La vicenda non è chiusa. Dopo il rinvio la votazione finale sulla mozione sarebbe prevista per domani. Una nuova seduta che difficilmente potrà ignorare le polemiche nate attorno alla presenza dell’ex militante delle Ucc.
In un Paese nel quale basta spesso una fotografia vecchia di decenni, una frequentazione o una frase scomposta per aprire processi politici sulle responsabilità degli avversari, l’apparizione in un’istituzione pubblica di un terrorista rosso dovrebbe almeno suscitare qualche interrogativo.
Soprattutto quando, invece di essere trattato come un corpo estraneo alla scena, chi era presente racconta di averlo visto circondato da parecchio affetto. Il voto sull’islamofobia arriverà, salvo cambiamenti. Su chi sia Maurizio Falessi, invece, non serve attendere nessuna votazione. C'è solo bisogno di capire cosa ci facesse lì.




