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Attentato a Stoccolma, il killer è in fuga. La polizia cerca quest'uomo

di Giulio Bucchidomenica 9 aprile 2017
2' di lettura

La polizia svedese ha diffuso l'immagine di una persona che ritiene di interesse in relazione all'attacco di oggi a Stoccolma, dove un camion si è lanciato sulla folla nella centralissima via pedonale Drottninggatan, causando morti e feriti. Il capo del dipartimento operazioni della polizia svedese (Noa), Mats Lofving, spiega che l'immagine, che sembra estrapolata da telecamere a circuito chiuso, risale a poco prima dell'attacco, nei pressi della zona dell'incidente. "Vogliamo entrare in contatto con questa persona", ha detto Lofving in conferenza stampa. Nell'immagine, un po' sgranata, si vede un uomo che indossa una giacca con un cappuccio scuro e sotto una maglietta chiara e pantaloni scuri. Tutti gli arresti annunciati nelle prime ore sono stati smentiti dalle autorità, secondo cui l'attentatore è in fuga e avrebbe agito dopo aver rubato il camion all'autista che doveva recapitare il carico a un ristorante. Due i fermati finiti sotto interrogatorio ma "in nessun modo sospettati". I testimoni descrivano scene strazianti, sulla falsariga degli attentati di matrice islamica di Nizza e Berlino, avvenuti con le stesse dinamiche ma con bilanci decisamente superiori. "Mi trovavo vicinissimo a dove è accaduto l'attentato", ha raccontato una italiana, Maria, che vive e lavora a Stoccolma ed è intervenuta in diretta a Pomeriggio 5 -. È successo il panico, c'era un incendio e non ci davano nessuna notizia. Piangevano tutti. Anche ora è tutto bloccato e non posso tornare a casa". "Era un po' di tempo che ci aspettavamo un'attentato terroristico - ha spiegato la giornalista svedese Jenifer Wegerup, in collegamento telefonico con La Vita in Diretta -. L'attacco è avvenuto nel centro di Stoccolma e io ho visto persone che hanno perso braccia e gambe". Conferma una testimone oculare, intervistata dalla tv svedese: "Ero terrorizzata, è stato tremendo. Ho visto una donna che aveva perso le gambe. Potevo essere io". Nasrin è un'esule siriana, arrivata in Svezia una decina di anni fa: "Ha travolto tutto lungo il percorso. All'inizio abbiamo pensato che fosse un'esplosione tanto era forte il rumore. Quando siamo usciti era tutto in frantumi". "Cerco di rimanere fiduciosa, ma non ce la faccio più. Sembra che per l'umanità non ci sia più speranza".

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