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Coronavirus, laboratorio di Wuhan sotto accusa: "La mutazione che rende il Covid-19 simile all'Hiv"

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Il coronavirus e i laboratori di Wuhan continuano a far discutere. Nell’edizione odierna de Il Tempo si cerca di ricostruire i fatti per fare chiarezza su un tema caldissimo. Secondo uno studio citato da Mariano Bizzarri e Alessandro Sansoni, la Cina dispone di 30 laboratori semi-segreti dove si lavora alla costruzione di armi biologiche, ai quali va aggiunto il Wuhan Center, che è un laboratorio biologico ad alto contenimento, indispensabile per contrastare rischi dovuti a epidemie naturali, abusi intenzionali e diffusioni accidentali.

Un articolo di Nature del 2017 attesta che il laboratorio è stato realizzato nel 2004 con la collaborazione dei francesi. Oltre a quello di Wuhan, la Cina dispone di un bio lab anche a Pechino, dove si sono registrate fughe accidentali di virus Sars. La domanda che molti si pongono è se è possibile che il Covid-19 sia stato intenzionalmente manipolato. Un recentissimo studio di Nature tende ad escludere questa ipotesi, ma non completamente: nel coronavirus sono presenti “numerose sostituzioni di amminoacidi rispetto alla Sars per le quali non possiamo al momento proporre spiegazioni ragionevoli”.

Inoltre per alcuni ricercatori cinesi il Covid-19 contiene una strana mutazione simile all’Hiv che lo rende più contagioso: questo studio si basa su ricerche effettuate in India, che propendevano per un’origine non naturale del virus e avvaloravano la tesi che fosse un prodotto del laboratorio di Wuhan. Il Tempo cita tante altre fonti e studi che supportano la teoria del laboratorio per poi concludere che “è assodato che la Cina da 20 anni si sia lanciata nel settore delle biotecnologie, spesso con effetti disastrosi in mancanza di laboratori di controllo, di esperienza specifica e di protocolli etici adeguati e pertanto non è da escludere a priori la possibilità che nel laboratorio di Wuhan qualcosa sia andato storto”. 

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