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Mark Rutte, il premier olandese: "Regalare pochi soldi, no ai prestiti". L'ultimo sfregio all'Italia

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L'Olanda vuole veder morire l'Italia, la Spagna e gli altri Paesi in difficoltà per l'emergenza coronavirus. E non solo: vuole veder morire anche l'Europa, quell'Unione Europea che non ha mai funzionato e che non può sopravvivere a un simile strappo. Non si parla solo del freschissimo voto del Parlamento olandese contro gli eurobond e a favore del Mes con condizionalità, ovvero Troika (due mozioni non vincolanti ma che la dicono lunghissima). Si parla soprattutto di un inquietante retroscena che si può leggere su La Stampa di oggi, giovedì 9 aprile, interamente dedicato a Mark Rutte, il premier olandese oggi primo nemico del nostro Paese. È proprio lui, infatti, a guidare il fronte degli intransigenti. "Non arretro di un millimetro", ha spiegato chiaro e tondo nel corso dell'Eurogruppo in videoconferenza, interrotto all'alba e aggiornato al pomeriggio di oggi. Il signor Rutte, insomma, si è guadagnato il soprannome di "signor no".

 

"Dobbiamo stare qui tutta la notte? Beh, con me ho tutto ciò che mi serve per passarla: sapete benissimo qual è la mia proposta", ha affermato sprezzante Rutte all'Eurogruppo. "E non ho alcuna intenzione di negoziare". E la sua "proposta" è di stanziare per fronteggiare l'emergenza un budget non superiore all'1% del Pil Ue. Il punto su cui non transige è quello del debito in comune: dall'Olanda arriveranno soltanto dei "no". Linea chiarissima: andate pure a morire, dunque no agli eurobond, sì al Mes e con condizionalità.

 

Ma non è finita. Rutte ha anche proposto di istituire un fondo di emergenza Ue da 20 miliardi per aiutare i Paesi in difficoltà. Elemosina, noccioline. Una presa per i fondelli. E il peggio sta nella frase con cui ha condito la proposta: "Soldi da regalare, non da prestare". Già, perché secondo Rutte ai Paesi "inaffidabili" come l'Italia è meglio regalare un miliardo piuttosto che prestarne dieci, denari che secondo lui rischiano di sparire. Parole inaccettabili, quelle dell'uomo che sta disintegrando quel poco che restava dell'Europa.

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