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Coronavirus, Israele compra 1,5 milioni di dosi del vaccino di Vladimir Putin: una rivincita per la Russia?

Andrea Morigi
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I In Israele hanno fretta di uscire dalla pandemia, ma dell'Europa non si fidano troppo. Si trovano meglio con i russi e gli americani. Perciò il Centro Medico Hadassah di Gerusalemme ha già ordinato un milione e mezzo di dosi dello Sputnik, il vaccino russo contro il Covid-19, riservandosi la facoltà di ottenerne il doppio. La filiale russa dell'Hassadah ha potuto accertarsi, collaborando alle fasi 1 e 2 della sperimentazione che sul 92% delle "cavie" umane il prodotto, messo a punto nei laboratori del centro di innovazione Skolkovo di Mosca, ha avuto successo riducendo la probabilità di contrarre l'infezione da Coronavirus.

È persino meglio del promettente 90% comunicato lunedì scorso dall'azienda farmaceutica Usa Pfizer e dalla tedesca BioNTech. Il problema semmai, fanno notare all'Agenzia europea del farmaco Ema, è che al ritrovato occidentale mancano ancora 2-3 step prima di sottoporre i dati alle autorità regolatorie e va distribuito alla temperatura di -68°C. Inoltre, la Food and Drug Administration americana richiede almeno due mesi di raccolta dati con risultati positivi su almeno la metà dei pazienti del campione per esaminare una richiesta di autorizzazione urgente. Ma questo non ha impedito al premier israeliano Benjamin Netanyahu di firmare un accordo con la Pfizer per acquistarne 8 milioni di dosi, che dovrebbero arrivare in gennaio, consentendo di vaccinare quattro milioni di cittadini poiché ogni persona necessita di due iniezioni. Dovesse andare male, Gerusalemme ha comunque in corso negoziati per acquistare altri vaccini. Non per questo si arresterà la sperimentazione in corso nello Stato ebraico, all'ospedale Sheba, del «BriLife» creato a NessZiona dall'Istituto israeliano di ricerca biologica (IIBR), dove è stato iniettato a uno studente volontario di 26 anni.

 

La seconda fase, prevista per dicembre, comprenderà test di sicurezza da condurre su 960 volontari. Nella terza ed ultima fase, in circa sei mesi, sarà testata l'efficacia del vaccino con la partecipazione di un massimo di 30mila volontari. Anche a un altro israeliano, un 34enne, è stato somministrato il medesimo vaccino nel Centro Medico Hassadah. Ma il direttore di quest' ultima istituzione, Zeev Rotstein, ritiene che lo Sputnik, già inoculato a decine di migliaia di persone, prometta risultati migliori rispetto ai concorrenti e pertanto ha chiesto al ministero della Sanità israeliana di autorizzarne l'importazione e l'utilizzo non appena la terza e ultima fase dei test si sarà conclusa con successo.

L'autorità regolatoria di Mosca, ammette Rotstein al quotidiano Haaretz, non è fra le più esigenti, ma lui stesso conosce funzionari russi che sono stati vaccinati «e non sono cresciute loro le corna. Ora escono senza mascherina» perché «mi hanno detto di aver verificato che il livello degli anticorpi nel loro organismo è alto». Del ritrovato dell'università di Oxford in collaborazione con il centro di ricerca Irbm di Pomezia e prodotto dall'anglo-svedese Astra Zeneca, invece, non si parla nemmeno, sebbene sia già in produzione e prenotato dall'Unione Europea in 300-400 milioni di dosi, delle quali 20-25 milioni dovrebbero arrivare a gennaio.

 

Il Coronavac della cinese Sinovac risulta invece il più problematico, tanto è vero che l'agenzia del farmaco brasiliana lo ha bloccato «dopo un grave incidente avverso» avvenuto il 29 ottobre durante i trial clinici e ha affermato di non poter fornire dettagli su ciò che è accaduto a causa delle normative sulla privacy, ma che tali incidenti includevano morte, effetti collaterali potenzialmente fatali, grave disabilità, ospedalizzazione, difetti alla nascita e altri «eventi clinicamente significativi». Altri dieci prototipi hanno già raggiunto l'ultima fase prima dell'approvazione. Ma a Gerusalemme non hanno tempo di aspettare solo per dar retta alla propaganda anti-Putin.

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