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Afghanistan, armi, bombe ed elicotteri Usa nelle mani dei talebani. Fuga di notizie: "Potrebbero vendere tutto ai cinesi"

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Veicoli da guerra, fucili automatici di ultima generazione, radio, elicotteri da attacco, droni militari: un arsenale immenso quello che i militari statunitensi hanno lasciato in Afghanistan durante il frettoloso e male organizzato ritiro dal territorio dopo l'ingresso dei talebani a Kabul. Si tratta di materiale spedito da Washington nel corso di questi lunghi 20 anni di guerra e destinati sia ai soldati Usa che ai loro alleati dell’ex esercito afghano. 

 

 

 

Il problema è che a usare quelle attrezzature, adesso, non sono né gli americani né gli afgani, ma i talebani. Che, in un video pubblicato dal sito The Sun, si mostrano in divise mimetiche di ultima generazione mentre imbracciano fucili americani M4 e indossano elmetti delle forze speciali. Il rischio maggiore, come sottolinea La Stampa, è che questo arsenale potrebbe essere usato per rafforzare i talebani. E non solo, potrebbe anche rappresentare l'occasione per rivendere la tecnologia Usa a rivali come la Cina.

 

 

 

Per capire la reale portata del problema basta guardare i numeri. Secondo i dati ufficiali del governo, Washington ha speso 88 miliardi di dollari per addestrare ed equipaggiare l’esercito afghano. In particolare, tra il 2002 e il 2017 ha fornito armi ed equipaggiamenti a Kabul per 28 miliardi, più di un’intera finanziaria dello stato italiano. Nello specifico, scrive La Stampa, si tratterebbe di 75.898 veicoli da guerra; 599.690 armi, fra cui fucili automatici di ultima generazione; 162.643 strumenti per le comunicazioni, tipo radio; 208 velivoli, tra cui UH-60 Black Hawks, diversi elicotteri da attacco, e droni militari ScanEagle. Cui si aggiungono 7.035 mitragliatrici, 4.402 veicoli Humvees, 20.040 granate, 2.520 bombe e 1.394 lanciagranate. Il tutto fornito da Washington tra il 2017 e il 2019. Dagli Usa, intanto, fanno sapere che il Pentagono avrebbe la capacità di distruggere questi materiali, e ci starebbe pensando. Il rischio, però, è che bombardando i depositi si uccidano anche i talebani che ora li controllano, creando così le condizioni per rappresaglie.

 

 

 

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