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Gas russo, Ue ridicolizzata da Sinopec: retroscena, così la Cina ci rivende il combustibile di Putin

Maurizio Stefanini
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Scherzi cinesi. Da una parte la Cina dice che rafforzerà la sua cooperazione strategica con la Russia, minaccia e avverte Nato e Ue, rifiuta di condannare Mosca, dà spazio alle posizioni putiniane sui suoi media e diffonde in tv improbabili cartine stile Risiko sul modo in cui l'Occidente avrebbe intenzione di smembrare Cina e Russia assieme. Dall'altra, però, il gigante energetico cinese Sinopec sta rivendendo a compagnie europee quantitativi in eccesso di gas naturale liquefatto importato.

 

Non solo i vertici della Sinopec non lo negano, ma giovedì la filiale quotata a Hong Kong lo ha addirittura confessato. «Queste sono pure transazioni di mercato», ha detto un rappresentante. «Stiamo commerciando GNL su scala globale sulla base di principi di commercializzazione e diversificazione». Nessuna implicazione politica: solo che l'impennata dei prezzi e accumulo di scorte dovuto al minor uso perla fine dell'inverno avrebbero incentivato la rivendita.
Probabilmente non dicono tutto.

 

Non ammettono, in particolare, che i minori consumi di energia sono dovuti soprattutto alla ripresa del Covid per presumibile malfunzionamento del vaccino Sinovac. Già questo, però, basta. «Diciamo di stare con la Russa, ma il nostro vero scopo in questa guerra è guadagnare il più possibile», è, in pratica, l'ammissione. La Cina importa quasi la metà del gas che consuma, i due terzi arrivano in forma liquida, e di questi il 40% (la porzione maggiore) dall'Australia e il 10% dagli Stati Uniti. In teoria i cinesi non hanno aderito alle sanzioni adottate dall'Occidente per punire l'aggressione russa dell'Ucraina, e punterebbero anzi ad accrescere l'acquisto di gas russo. Ma forse è soprattutto una posa, di fronte all'intimazione di Usa e Ue di non sostenere economicamente il Cremlino per affievolire gli effetti delle sanzioni. Nonostante infatti la retorica ufficiale di neutralità e "comprensione" delle posizioni russe, nei fatti il sostegno cinese a Putin appare moderato. Al momento l'import di gas naturale liquefatto dalla Russia è in linea con i valori dello scorso anno: a marzo si è fermato a 321.380 tonnellate, contro le 400.000 di febbraio e le 26.000 di gennaio.

Molti analisti ritengono peraltro che sia soprattutto l'interdipendenza con i mercati di Usa ed Europa a spingere la Cina a evitare un aiuto aperto alla Russia. La leadership cinese cerca un punto di equilibrio: è da ricordare che Stati Uniti e Ue insieme rappresentano più di un quarto del commercio globale della Cina, mentre la quota russa si ferma al 2,4%. Giovedì il ministero cinese del Commercio ha rivelato che nel primo trimestre 2022 gli scambi commerciali con l'Ue sono cresciuti del 12,2%, toccando i 205,9 miliardi di dollari. È vero che Pechino ha indicato che non si unirà alle sanzioni delle nazioni occidentali contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina. È vero anche la Cina sta espandendo le importazioni di gas naturale dalla stessa Russia, e media occidentali hanno riferito che Shell ha avviato colloqui con le compagnie petrolifere cinesi per vendere la sua partecipazione nel progetto Sakhalin-2 LNG nell'Estremo Oriente russo. Però, stando a Reuters, Sinopec ha sospeso i colloqui con una compagnia petrolchimica russa per la costituzione di una joint venture. Dato infatti che i settori dell'informatica e dell'auto in Cina dipendono dalle forniture e dai mercati statunitensi ed europei, Pechino vorrebbe evitare di inimicarsi ulteriormente le nazioni occidentali. 

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