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Price cap, esplode un gasdotto cruciale: la vendetta del Cremlino?

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Potrebbe essere un caso l’esplosione che ha colpito il gasdotto che dalla Russia attraversa l’Ucraina, ma è davvero difficile credere che lo sia. Il giorno dopo l’accordo europeo sul tetto al prezzo del gas, fissato a 180 euro a megawattora, nella Repubblica Ciuvascia è saltato in aria un gasdotto, ufficialmente a causa di una “perdita sotterranea”. Si tratta di un episodio che può influenzare i prezzi del gas in Europa, per questo è possibile ipotizzare che si sia trattato di un sabotaggio russo. 

D’altronde a Mosca hanno preso molto male la notizia dell’introduzione del tetto al prezzo del gas in Ue: “È una decisione politica, non economica, e può portare l’Europa a una mancanza di gas”, ha dichiarato Alexander Novak, vicepremier russo con delega all’energia. Tornando all’esplosione del gasdotto Urengoi-Pomary-Uzhhorod, il primo bilancio è di tre morti e un ferito: lo riporta l’agenzia Tass, citando i servizi di emergenza. A quanto si apprende, le vittime erano dipendenti dell’azienda del gas e stavano svolgendo lavori al gasdotto. 

L’incidente, se tale si può definire, è rilevante perché quel gasdotto porta il gas siberiano in Europa attraverso l’Ucraina. La conseguenza è che il prezzo del gas è tornato a salire: i future Ttf di Amsterdam, che in mattinata erano arrivati a sfiorare i 100 euro al megawattora (-7,7%), si sono impennati del 6,6% a quota 115 euro per poi assestarsi a 110 euro. Resta da capire se l’esplosione avrà impatto sui flussi di gas diretti all’Europa. 

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