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Usa, il maxi-blackout? Sospetti sulla Cina

Carlo Nicolato
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Dietro quello che probabilmente è il più grande blackout della rete mobile degli Stati Uniti l’ombra degli hacker cinesi. L’allarme è scattato in mattinata quando i dati di Down Detector, piattaforma che tiene traccia delle eventuali interruzioni raccogliendo rapporti direttamente dagli utenti, ha iniziato a registrare migliaia di segnalazioni. Il provider più colpito è risultato essere AT&T, ma sono state inviate segnalazioni anche da utenti T-Mobile e Verizon, e da altri operatori più piccoli, tra cui Boost Mobile, Consumer Cellular e Straight Talk Wireless. Anche se è possibile, come hanno suggerito i responsabili di tali compagnie, che in questo caso i problemi sono sorti solo quando gli utenti hanno provato a chiamare o inviare messaggi a coloro che utilizzano AT&T. I disservizi si sono verificati in tutti gli Stati Uniti a macchia di leopardo, estendendosi da New York, Boston e Atlanta sulla costa orientale a Houston, Dallas, Los Angeles, Seattle e San Francisco, e perfino a Montreal in Canada

CAOS TOTALE
Diverse stazioni di polizia in tutto il Paese hanno addirittura avvertito di non avere più ricevuto chiamate di emergenza alimentando il sospetto che in molti casi il 911 non fosse più raggiungibile. Mentre altri utenti hanno al contrario avvertito che l’unica cosa che funzionava erano le chiamate di emergenza. Insomma, per qualche ora è stato il caos totale, un piccolo assaggio di quello che potrebbe succedere se degli hacker riuscissero ad effettuare un attacco informatico su larga scala mettendo in ginocchio le comunicazioni di un intero Paese. È quello che per la verità hanno sospettato in molti ieri, in particolare perché lo stesso giorno i principali siti di informazione statunitensi davano notizia di alcuni file che dimostrerebbero i tentativi da parte della Cina di sorvegliare dissidenti, in patria e all’estero, nonché minoranze etniche sul proprio territorio, di penetrare nei siti web di governi stranieri, aziende di telecomunicazioni e di gioco d’azzardo e di inondare la Rete di contenuti favorevoli a Pechino.

 

 

Ma soprattutto solo la settimana scorsa alla conferenza di Monaco il direttore dell’Fbi Christopher Wray avvertiva che gli sforzi della Cina per installare segretamente malware all’interno delle reti delle infrastrutture critiche degli Stati Uniti, quali appunto quelle delle comunicazioni, sono ora «su una scala maggiore di quanto avessimo mai visto in precedenza». Wray ha confermato che gli Usa hanno recentemente interrotto una rete di hacking cinese nota come Volt Typhoon che ha preso di mira le infrastrutture americane, tra cui la rete elettrica e l’approvvigionamento idrico, e altri obiettivi in tutto il mondo. «Siamo concentrati su questa minaccia reale e stiamo lavorando con molti partner per cercare di identificarla, anticiparla e contrastarla», ha aggiunto. Il discorso del numero uno dell’Fbi si è riferito anche e soprattutto allo spionaggio industriale, ma ciò non esclude eventuali attacchi che mirino a creare panico, ma anche a danneggiare l’economia di un Paese, con la sospensione delle telecomunicazioni.

 


PRECEDENTI
Nella guerra in corso tra Russia e Ucraina si sono già verificati episodi del genere. A fine 2023 un attacco informatico russo aveva colpito il più importante provider ucraino di telecomunicazioni, Kyivstar. Nei giorni precedenti la Direzione principale dell’intelligence ucraina aveva invece affermato di aver condotto con successo un attacco informatico al Servizio fiscale russo attraverso un malware. L’8 gennaio scorso un gruppo di hacker ucraini, probabilmente con il supporto dell’intelligence, ha violato il provider internet di Mosca M9com e ha “demolito” i server lasciando parte della capitale russa senza internet e Tv. Gli hacker hanno agito per vendicare l’attacco informatico alla Kyivstar.

 

 

 

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