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Vladimir Putin, l'ultimo sfregio a Navalny: ecco cosa state vedendo

Maurizio Stefanini
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Se in diplomazia i gesti hanno lo stesso valore delle parole, allora la giornata di ieri- scandita da parole, parolacce e azioni dimostrative muscolari non preannuncia nulla di buono per il futuro del Pianeta. Alle accuse occidentali di essere il responsabile della morte di Alexei Navalny, Vladimir Putin ha risposto in due modi: mostrando i muscoli pilotando un bombardiere atomico. E facendo minacciare i parenti del morto.

Il presidente russo ieri ha preso il posto di copilota a bordo di un bombardiere strategico supersonico Tu-160M a capacità nucleare per un volo di 30 minuti. Vestito con una tuta da volo, è salito a bordo dell’aereo da guerra in un campo d’aviazione coperto di neve di un impianto di produzione di aerei nella città di Kazan, l’antica capitale tartara sul fiume Volga. L’impianto aveva in passato ricevuto ordini statali per produrre una versione modernizzata del bombardiere Tu-160, che ha volato per la prima volta negli anni ’80 ed è stato chiamato in codice Blackjack dalla Nato. Parlando con i giornalisti dopo il volo, Putin ha elogiato il nuovo aereo definendolo «eccellente», sottolineando che presenta grandi miglioramenti rispetto alla versione iniziale.

 

 

 

UN FILM DELL’ORRORE

Nelle stessse ore, come risposta all’ipotesi del Times che Navalny sia stato ucciso con il metodo alla Kgb del pugno sul cuore e comunque anche in probabile seguito per la crescente pressione, il regime russo ha ieri mostrato alla madre il cadavere. Ma le autorità rifiutano ancora di consegnarlo alla famiglia, come riferisce su X la portavoce del team Navalny, Kira Yarmysh. La stessa fonte aggiunge che alla madre sono stati mostrati documenti medici in cui si parla di «morte per cause naturali». Ma «la stanno ricattando» perché, «su ordine del Cremlino, le stanno mettendo condizioni su dove, quando e come seppellire Alexei». «Vogliono farlo in segreto, senza dare la possibilità di salutarlo». Un ufficiale dei servizi avrebbe minacciato la donna: «se non accetti un funerale segreto, faremo qualcosa al corpo di mio figlio».

 

 

 

La vicenda ha aggiunto tensione a una giornata in cui sono volati insulti in quantità, a partire dal presidente Usa Joe Biden che durante un evento pubblico di raccolta fondi in California ha definito Putin un «pazzo figlio di puttana», anche se paradossalmente nel contesto del discorso veniva indicato come un problema tutto sommato minore. «Abbiamo un pazzo figlio di puttana come Putin e altri, ma la minaccia esistenziale per l’umanità è il clima». Biden aveva già definito il presidente russo un «macellaio» e un «criminale di guerra», ma non era ancora arrivato alla parolaccia L’escalation, peraltro, non è solo verbale, se si pensa che venerdì Biden aveva già annunciato un pacchetto di nuove sanzioni severe contro la Russia proprio per la morte di Navalny in carcere.

 

 

 

Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo, ha risposto sul suo canale Telegram: «la prossima volta che Joe Biden userà la definizione pazzo figlio di puttana, dovrebbe ricordare che gli americani lo associano meglio al suo stesso figlio, Hunter Biden». Tema bollente, visto che l’ex-informatore dell’Fbi Alexander Smirnov ha appena ammesso con gli investigatori di aver inventato false accuse di corruzione contro Joe Biden e suo figlio proprio sulla base di informazioni ricevute da persone «associate all'intelligence russa». «L’uso di un linguaggio del genere da parte del presidente degli Stati Uniti contro il capo di un altro Stato difficilmente potrà offendere il nostro presidente, il presidente Putin. Ma svilisce coloro che usano questo vocabolario», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. «Probabilmente è una sorta di tentativo di sembrare un cowboy di Hollywood. Ma onestamente non penso che sia possibile». «Il signor Putin ha mai usato una parola volgare per rivolgersi nei suoi confronti? Questo non è mai successo. Pertanto, penso che tale vocabolario svilisca l'America stessa».

 

 

 

NUMERO DUE

L’ex-presidente Medvedev e vice segretario del Consiglio di sicurezza nazionale ci mette del suo e in una intervista alla Tass dice che le truppe russe potrebbero spingersi fino a Kiev «se non ora, in un'altra fase dello sviluppo di questo conflitto». E aggiunge: «Riguardo a Odessa posso semplicemente dire: Odessa, torna a casa. Stiamo aspettando Odessa nella Federazione Russa anche per la storia di questa città, per le persone che vi vivono e la lingua che parlano». Qui è stata sprezzante la risposta del portavoce della Commissione europea per gli affari esteri Peter Stano durante il briefing con la stampa, che definendo Medvedev «un eterno numero due» gli ha consigliato «qualche consulenza e assistenza mentale, ma non sono sicuro che lo Stato russo con i miliardi che spreca in questa guerra illegale contro l'Ucraina possa effettivamente permettersi di investire qualcosa nell'assistenza sociale e sanitaria per la propria gente».

 

 

 

Non poteva mancare l’intervento del ministro degli Esteri Serghei Larov: «su Navalny nessuno ha il diritto di interferire nei nostri affari interni visto poi cosa hanno fatto con Julian Assange. Rifiutiamo un'indagine internazionale sulla sua morte. Ci pensiamo da soli. Questa è arroganza. Queste sono forme di neocolonialismo». «Nessuno in realtà sa cosa sia stato fatto a Navalny in Germania. Hanno detto che era stato avvelenato e ci hanno accusati. Ma a noi non hanno consentito l’accesso alle sue analisi del sangue: indecente e ingiusto». 

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