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Yermak, dimissioni e mistero: cosa non torna sul vice di Zelensky

di Maurizio Stefaninisabato 29 novembre 2025
Yermak, dimissioni e mistero: cosa non torna sul vice di Zelensky

3' di lettura

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato le dimissioni del suo capo di gabinetto Andriy Yermak, dopo che in mattinata le autorità anticorruzione ucraine avevano dichiarato di aver condotto perquisizioni nella sua casa. Però Yermak formalmente non è sotto accusa, e Zelensky lo ha elogiato. «Sono grato ad Andriy per aver sempre presentato la posizione ucraina durante i negoziati esattamente come avrebbe dovuto essere. È sempre stata una posizione patriottica. Ma non voglio che ci siano voci e speculazioni», ha detto.

Yermak aveva infatti guidato il team negoziale di Kiev che sta cercando di definire i termini dell’accordo dopo che Washington ha presentato una bozza che sostiene le richieste russe. In questa veste era stato a Ginevra pochi giorni fa. Il braccio destro di Zelensky ha confermato che il suo appartamento è stato perquisito e ha detto di stare collaborando. L’Ufficio Nazionale Anticorruzione dell’Ucraina e la Procura Specializzata Anticorruzione hanno dichiarato congiuntamente che le perquisizioni erano «autorizzate» e legate a un’indagine non meglio specificata.

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All’inizio di novembre le due agenzie anticorruzione Nabu e Sapo hanno svelato un’ampia indagine su un presunto schema di tangenti da 100 milioni di dollari presso l’azienda statale dell’energia atomica Energoatom che ha coinvolto ex alti funzionari e un ex socio in affari di Zelensky, e per cui si sono già dimessi due ministri. Il 54enne Yermak, ex produttore televisivo, è un amico intimo di Zelensky da prima che quest’ultimo, ex comico e attore, intraprendesse la sua carriera politica e ha contribuito a guidare la campagna presidenziale del 2019. Il più noto in un gruppo ristretto di collaboratori di Zelensky che ha accentrato molti poteri, a discapito del Parlamento ma anche del governo. Yermak, contava più di un ministro, influenzava l’approvazione delle leggi, presenziava agli incontri internazionali e gestiva molte delle decisioni esecutive, al punto da essere descritto come il vice informale di Zelensky.

Da giorni c’erano forti pressioni politiche e dell’opinione pubblica perché Zelensky lo licenziasse, ritenendo che fosse diventato troppo potente e ingombrante. In una dichiarazione di venerdì, il partito di opposizione Solidarietà Europea aveva appunto chiesto le dimissioni di Yermak e la sua rimozione dal team negoziale, oltre alla formazione di un nuovo governo di coalizione. Sul fronte, intanto, continua lo stallo. L’Institute for the Study of War, think tank di Washington che racconta giorno per giorno il conflitto, nel suo ultimo rapporto scrive che «una vittoria militare russa non è inevitabile», e che «una rapida conquista russa del resto dell’oblast di Donetsk non è imminente». I progressi russi non deriverebbero infatti da una nuova strategia o da un’accelerazione strutturale, ma sarebbero «in gran parte opportunistici», e resi possibili da condizioni «che hanno favorito temporaneamente le operazioni russe». A cominciare dal gelo che compatta il terreno e riduce l’efficacia dei droni ucraini, rallentati dal vento e accecati dalla nebbia.

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