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Maduro arrestato in pigiama: cos'è successo davvero nel blitz

di Matteo Legnanidomenica 4 gennaio 2026
Maduro arrestato in pigiama: cos'è successo davvero nel blitz

3' di lettura

Come un blockbuster hollywoodiano. L’operazione di cattura del dittatore venezuelano Nicolas Maduro è stata coronata da pieno successo, «grazie a un dispiegamento di intelligence, uomini e armi che non ha eguali al mondo», come ha spiegato ieri il presidente Donald Trump parlando dalla sua residenza di Mar-a-Lago. Da poco più di ventiquattr’ore, Nicholas Maduro non è più il leader del Venezuela. Lui e la moglie Cilia sono stati presi in custodia dalle forze americane mentre dormivano in un compound di massima sicurezza a Caracas e trasferiti sulla nave da guerra americana Ivo Jima per essere condotti a New York, dove saranno detenuti presso il Metropolitan Detention Center di Brooklyn. E già nelle prossime ore, forse domani, potrebbero trovarsi davanti a un tribunale americano per rispondere di accuse legate principalmente al narcotraffico. Da settimane il despota era letteralmente assediato da dozzine di navi, centinaia di aerei e migliaia di uomini della marina, dell'aviazione e dell'esercito americano stanziati nella regione dei Caraibi.

Un mese fa Trump gli aveva rivolto un ultimatum, offrendogli la possibilità di lasciare il Paese con i famigliari e trovare esilio fuori dal Venezuela con la garanzia dell’incolumità. Maduro, però, aveva rilanciato chiedendo, in cambio della sua dipartita, l'amnistia per tutti i membri del suo governo, i collaboratori e i vertici delle forze armate, oltre a una cospicua somma di denaro. Da quel momento, ha spiegato ieri alla stampa il generale Dan Caine, Capo dello Stato Maggiore congiunto degli Stati Uniti, alle forze presenti nella regione è stato dato l'ordine di essere «combat ready». «Gli eventi della scorsa notte sono il culmine di mesi di preparativi e di un lavoro di coordinamento tra i vertici militari e le nostre agenzie di intelligence» ha detto Caine. Da metà dicembre ogni giorno poteva essere quello buono, ma prima l'operazione contro l’Isis in Nigeria e poi il maltempo degli ultimi giorni a Caracas hanno costretto molteplici rinvii. Finché alle 23.40 (ora di Caracas) di venerdì sera Trump ha premuto il pulsante che ha dato il via all’operazione: centocinquanta aerei tra bombardieri, caccia e velivoli radar hanno messo in sicurezza lo spazio aereo attorno alla capitale, colpendo al suolo la prima linea di difesa venezuelana presso il porto di La Guaira, gli aeroporti di La Carlota e Higuerote e la base di Fuerta Tiuna, e aprendo così un corridoio che gli elicotteri della Delta Force hanno percorso a bassissima quota per non essere individuati dai radar nemici fino al bersaglio.

Nelle ultime settimane, Maduro cambiava spessissimo telefoni e luoghi in cui trascorreva la notte, per il timore di essere individuato e colpito da un drone. «Ma noi sapevamo tutto di lui ogni movimento, abitudine, orario e la scorsa notte siamo andati a colpo sicuro» ha rivelato Caine. Media americani hanno avanzato l’ipotesi che agenti della CIA fossero a Caracas già da agosto, che il leader venezuelano fosse seguito negli spostamenti da una flotta di droni stealth e che ci fosse una talpa nel suo governo che abbia tenuto informati i vertici militari americani sui suoi movimenti fino a pochi minuti prima della cattura (su Maduro c’era una taglia di 50 milioni di dollari). Alle 2.01 del mattino di sabato, gli elicotteri della Delta Force hanno toccato terra presso il compound. «Era un’autentica fortezza, ma l’abilità dei nostri uomini e le dotazioni di cui dispongono sono incredibili, io non avevo mai visto nulla del genere prima di stanotte» ha detto Trump, che con il suo entourage ha seguito in diretta l’operazione. Maduro e la moglie, sorpresi nel sonno, pare non abbiano opposto resistenza e pochi minuti dopo l'irruzione erano a bordo di uno degli elicotteri, che volando sopra la capitale sono incappati nella contraerea venezuelana. «Un paio di nostri uomini sono stati feriti ma non sono gravi e abbiamo portato tutti a casa» ha riferito ancora il presidente. Alle 3.29 (appena quattro ore dopo l’ordine di Trump) un Maduro in pigiama grigio, benda sugli occhi, cuffie a coprire le orecchie e manette ai polsi è stato consegnato ai marines sul ponte della Ivo Jima.