Gli Stati Uniti d’America fanno la Storia, l’Europa la commenta. Spesso malamente, peccando contemporaneamente di realismo e di saldezza valoriale, riducendo l’incendio geopolitico contemporaneo ad appendice del codice e del bon ton internazionali, perché la Storia era finita, dannazione, ce l’aveva detto Fukuyama e noi vogliamo crederci ancora, per giustificare il nostro burocraticismo, il nostro iper-normativismo, fondamentalmente la nostra inettitudine politica.
No, la Storia bussa alle porte dorate di lorsignori ormai quotidianamente. Ieri i colpi venivano dal Venezuela, erano il fragore dei bombardieri americani e l’incursione spettacolare della Delta Force, che trasforma in pochi minuti il narco-tiranno comunista Maduro in detenuto in attesa di giudizio. Reazione media dell’establishment piccino del Vecchissimo Continente: invito alla moderazione (agli yankee che hanno decapitato la dittatura, non ai miliziani maduriani che cercano il sangue nelle strade), genericità precotte sulle istituzioni globali, simulazione maldestra di un protagonismo che non esiste. Rompe il ghiaccio l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas: «Ho parlato con il Segretario di Stato Marco Rubio: l’Ue sta monitorando da vicino la situazione in Venezuela» (il “monitoraggio” avrà senz’altro lasciato Rubio più sereno).
Poi l’appello: «Chiediamo moderazione», che pare chiaramente indirizzato all’alleato d’Oltreoceano, insomma i regimi liberticidi incubatori di narcotraffico e terrorismo internazionali (è nota la sponda logistica garantita da Maduro a Hezbollah sul continente americano) si possono colpire, ma senza esagerare. Arriva a rinforzo il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa: «L’Ue chiede una de-escalation e una risoluzione nel pieno rispetto del diritto internazionale e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite». De-escalation è un passepartout lessicale, è la parola-magica per frenare qualunque iniziativa del mondo libero contro qualunque canaglia planetaria (non a caso era il mantra dei “progressisti” in ansia per le sorti dei galantuomini di Hamas). A completare la trinità eurocratica dichiara anche Frau Ursula Von der Leyen: «Siamo al fianco del popolo venezuelano». Benissimo, quindi sostenete l’iniziativa americana contro i macellai del suddetto popolo... Sì, no, forse: «Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite». Petizione retorica condivisibile, ma terribilmente vacua: come, puntando su quali attori politici locali e non, con quale ruolo proattivo dell’Europa?
Nessuno, questo è l’unico dato fattuale, che paradossalmente si ingigantisce ad ogni agenzia di ogni alto papavero. La Francia, avviluppata dentro la propria grandeur (solo) percepita, esterna anche da sé, per bocca del ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot. Il problema è sempre l’America (tranne quel mattino in Normandia nel 1944, ça va sans dire): «L’operazione militare viola il principio del non ricorso alla forza su cui si fonda il diritto internazionale». Conclusone copia&incollata: «La Francia ribadisce il suo attaccamento alla Carta delle Nazioni Unite». Lo tirano talmente tanto per la giacchetta, che perfino uno come il Segretario generale dell’Onu Antonio Guterres è costretto a destarsi dal proprio torpore. Ecco allora il monito sul «pericoloso precedente» costituito dall’attacco Usa e l’invito a «tutti gli attori in Venezuela a impegnarsi in un dialogo inclusivo» (quindi anche ai gerarchi del narcotraffico e alle guardie rosse a caccia di civili, se ne deduce, tutti “precedenti” che del resto non avevano mai turbato l’augusto Segretario). Ovviamente, al di qua dell’Oceano parte l’Applauso Collettivo a Guterres. Sull’altra sponda, l’orco col toupè annuncia «pace, libertà e giustizia per il grande popolo del Venezuela», ma cosa volete che sia.




