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Maduro, il dittatore criminale e ridicolo: chi è davvero

di Carlo Nicolatodomenica 4 gennaio 2026
Maduro, il dittatore criminale e ridicolo: chi è davvero

3' di lettura

Dopo 4687 giorni al potere segnati da costanti brogli elettorali, usurpazioni democratiche, cancellazione sistematica dell’opposizione, imprigionamenti, omicidi e soprattutto misure politiche ed economiche rovinose, Nicolas Maduro è finito dietro le sbarre di una prigione americana. Un destino che avrebbe dovuto aspettarsi vista la sua costante retorica anti-yankee e le accuse di narcoterrorismo che da qualche anno il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha formulato nei suoi confronti. Tardivamente, in una telefonata dello scorso 21 novembre, aveva offerto a Trump la sua fuga a condizione che lui e la sua famiglia ottenessero la piena amnistia legale. Niente da fare, come poi i fatti hanno dimostrato ampiamente, ma questa è solo l’ultimo capitolo della sua vicenda, iniziata il 16 dicembre del lontano 1993 quando incontrò per la prima volta il “Comandante Eterno” Hugo Chavez, all’epoca ospite in una cella del carcere di Yare per aver tentato un colpo di Stato contro il presidente Carlos Andrés Pérez.

«Lì ci sedemmo» ha raccontato una quindicina di giorni Maduro fa in vena di nostalgie, «e lui parlò senza sosta del progetto bolivariano, del futuro, dell'unione civico-militare e della necessità di portare Bolivar nel XXI secolo con tutti i suoi valori e il suo ideale bolivariano... me ne sono andato da lì con la sensazione di galleggiare». Maduro in realtà stava già galleggiando nell’area del “Comandante” da qualche tempo, avendo già aderito al Movimiento Bolivariano Revolucionario 200, l'ala civile del movimento del futuro dittatore.

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Figlio di un economista di sinistra, fondatore del Movimento Elettorale Popolare e membro della Lega Socialista, e di una casalinga di origine colombiana, Nicolas Maduro, 63 anni, è cresciuto con le sue tre sorelle maggiori a Caracas. Il suo primo approccio alla politica risale ai tempi dell'università, quando si unì all'associazione studentesca del liceo che frequentava da cui fu poi espulso per aver organizzato una protesta. Dopo aver terminato la scuola lavorò come autista di autobus, un periodo cui ha fatto spesso riferimento per sottolineare le sue umili origini, ma che il suo datore di lavoro David Vallenilla ricorda al contrario perla svogliatezza e l’irresponsabilità che contraddistingueva il suo dipendente.

Dopo il citato incontro, Maduro divenne uno stretto collaboratore di Chavez al quale, data la sua corporatura (1,91 cm e oltre un quintale di peso) faceva da guardia del corpo e consigliere politico. Con lui fondò il Movimento Quinta Repubblica che permise a Chavez di salire al potere nel 1998. In pochi anni passò da attivista a redattore della nuova Costituzione venezuelana, nonché membro dell'Assemblea Nazionale, presidente della stessa istituzione e, nel 2006, Ministro degli Esteri. Nel 2012 Maduro assunse la vicepresidenza e l’anno successivo Chavez, poco prima di morire, gli cedette definitivamente il potere. Per l’ex “conductor de autobus” fu un’ascesa così irresistibile e commovente da non riuscire a staccarsi dall’idea che in qualche modo Chavez lo stesse guidando dall’aldilà. Lo spirito di Hugo si sarebbe materializzato una volta in un uccellino, un’altra in un'immagine apparsa su un muro in metropolitana. «Cristo Redentore si è fatto carne, si è fatto nervo, si è fatto verità in Chávez» disse di fronte alla tomba del suo mentore nell’agosto del 2013. Il suo regime fu subito improntato su un culto della personalità decisamente trash, in cui “superbigote” emergeva tra vari personaggi inquietanti, come Diosdado Cabello, attuale ministro dell’Interno e spesso accusato di utilizzare denaro pubblico a scopi personali, Jorge Rodriguez, il Goebbels venezuelano addetto alla propaganda, la vicepresidente Delcy Rodriguez, attualmente sotto sanzioni, e Cilia Flore, la “primera combatiente”, la donna cioè che Maduro ha sposato nel 2013 e che 20 anni prima aveva difeso in tribunale Chavez.

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Quando gli Usa nel 2018 sanzionarono anche lei Maduro disse che il suo unico crimine era quello di essere sua moglie. Washington la ritiene responsabile, insieme al marito e al figlio Nicolasito (della prima moglie Adriana Guerra Angulo) di narcotraffico, un'accusa perfino minore a quelle per il quale il dittatore è indagato dal 2020 dalla Corte penale internazionale: esecuzioni extragiudiziali, torture, violenze sessuali, sparizioni forzate e detenzioni illegali (nel 2024 si contavano in carcere 2500 oppositori). Un crescendo continuo di orrore che è andato di pari passo con il disastro economico del Paese (il Pil è calato dal 2013 al 2021 dell’80%), che Maduro ritiene sia dovuto alle sanzioni americane, e con le sconfitte elettorali puntualmente cancellate da brogli e colpi di mano costituzionali.