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Crans-Montana, gli svizzeri fanno pure gli offesi: attacco all'Italia

di Pietro Senaldimartedì 6 gennaio 2026
Crans-Montana, gli svizzeri fanno pure gli offesi: attacco all'Italia

4' di lettura

Un antico proverbio del Vallese recita che «l’italiano ama il rischio, lo svizzero lo misura». Un altro, più antipatico, spiega che «con l’italiano il caos è ordinato, a modo suo». Ma quello che più stride con quanto accaduto la notte di San Silvestro a Crans Montana ci informa che «con gli italiani tutto è possibile ma nulla è prevedibile». Inaffidabili, anarchici, pericolosi per noi stessi e per gli altri. Così ci vedono dalla parte delle Alpi, dove si vantano che tutto funziona come un orologio di precisione. La tragedia che si è consumata a Le Constellation ha ribaltato il paradigma. Abbiamo scoperto un Paese dove il rischio non si misura, il caos è senza speranza e le regole ci sono, ma non sanno prevedere neppure l’ovvio e, ancora più grave, non valgono per tutti. Ci sono rimasti male, gli svizzeri.

Per la tragedia, certo, ma anche perché gli italiani hanno osato aprire il processo alla Confederazione. Ci siamo chiesti come fosse possibile ritenere a norma un locale con vie di fuga scarse e anguste e che sponsorizzava come attrattiva su internet il rito delle bottiglie di champagne incendiarie che ha dato origine al rogo della strage. Come osate?, ci rimprovera la civiltà che ha dato al mondo Guglielmo Tell e Pirmin Zurbriggen. Va bene, ha dato anche Jean Jacques Rosseau, ma era di origine francese e visse tra Torino e Parigi, e l’inventore della Croce Rossa, Henry Dunant, che però prima di avere la pensata che gli valse il premio Nobel aveva già cambiato cittadinanza di propria volontà. Ebbene sì, il paradosso svizzero non sono più la neutralità armata o il silenzio rumoroso, che tace ma tutto osserva e sanziona. Il paradosso svizzero è che in una delle località più esclusive della patria delle regole e della perfezione va in scena una evitabilissima tragedia. Va in scena un dramma figlio della sciatteria, del laissez faire, dei controlli un tanto al chilo, dell’adolescenza abbandonata a se stessa e dell’avidità che ti fa risparmiare sulla sicurezza e sulla vigilanza e gli svizzeri pretendono che noi, gli italiani, le vittime, gli chiediamo scusa perché non ci sta bene di dover seppellire i nostri minorenni morti per colpa di chi la magistratura elvetica accerterà, con i suoi tempi. Non disturbate, non lamentatevi, abbiate fiducia, ci ammoniscono gli svizzeri, indignati più da noi che da loro stessi.

«La tragedia di Crans dovrebbe indurre al cordoglio e alla presa di coscienza che l’esistenza umana è appesa a un filo. Le responsabilità sono ben lungi dall’essere accertate ma le iene internazionali, gli squallidi odiatori, sono già all’opera e non perdono occasione per infangare la Svizzera», si lamenta Lorenzo Quadri, consigliere della Lega del Ticino e blogger rinomato tra gli amanti dell’Emmenthal. Gli fa eco il presidente di GastroTicino, la principale associazione del settore ricettivo svizzero, che ci rimprovera le critiche alla gestione elvetica dell’emergenza sanitaria, e afferma di «non accettare lezioni da un Paese con i Pronto Soccorso saturi e le liste di attesa interminabili». Dimentica, il ristoratore, che l’Italia si è ripresa tutti i suoi ragazzi trasportabili e si è fatta carico anche di giovani stranieri che la Svizzera non riusciva ad assistere. Abbiamo scoperto, con la tragedia di Crans, che gli svizzeri sono permalosi almeno quanto precisi e che la loro grande preoccupazione finora è stata che il rogo dei ragazzi non rovinasse troppo la coda delle feste natalizie al business del turismo. Non si spiega altrimenti la decisione di posticipare il lutto nazionale per la strage al 9 gennaio, ben oltre la fine delle vacanze e non nel weekend. Meno male che a battersi per le vittime e i loro famigliari, rientrati ieri in Italia con le salme dei figli, è rimasto a Berna il nostro ambasciatore in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che non le manda a dire e vigilerà. «Non è stata una disgrazia, ma un disastro che poteva essere evitato con la prevenzione e il buon senso. In Italia i proprietari de La Constellation, indagati per omicidio, lesioni e incendio colposo, sarebbero già stati arrestati. Garantire giustizia e verità alle vittime sarà la mia priorità per il resto del mio mandato» ha promesso il diplomatico.

Cornado ha poi spiegato di aver parlato con le autorità del Vallese e di aver ottenuto ampie rassicurazioni sul fatto che le indagini e le interrogatori per appurare le responsabilità di quanto successo stanno procedendo spedite. È plausibile che, oltre ai proprietari de La Constellation, i coniugi Jacques e Jessica Moretti, l’indagine si estenda anche a chi ha rilasciato loro le licenze e dato il via libera dopo i controlli. Nel Vallese la sicurezza dei locali è di competenza della municipalità, il che significa l’amministrazione e i suoi tecnici. Il pub della tragedia era notissimo, in vista e frequentato. Tutti i pericoli e le imprudenze erano alla luce del sole, ma nel Paese noto per la solerzia con cui i cittadini denunciano chi sgarra nessuno ha ritenuto di lanciare l’allarme. «Lo svizzero conta, più che parla, e sa che il silenzio è d’oro» recita un altro detto Vallese, che pare molto calzante alla vicenda. Perché fermare gli affari finché la va?