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Crans-Montana, "il clan che protegge i Moretti": perché ora cambia tutto

mercoledì 7 gennaio 2026
Crans-Montana, "il clan che protegge i Moretti": perché ora cambia tutto

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"C'è un clan che protegge i coniugi Moretti". A scriverlo è la Stampa, che riguardo alla strage di Capodanno a Crans Montana in cui sono morti 40 giovani e giovanissimi nel locale Le Constellation punta il dito non solo contro i gestori Jacques Moretti e Jessica Moretti-Maric, ma pure contro gli ambienti svizzeri. 

Dopo il rogo di San Silvestro, hanno destato scandalo le aggressioni ai giornalisti italiani di Uno Mattina News, Storie italiane e Ore 14, tutti programmi Rai, letteralmente presi a "insulti, minacce, spintoni e getti di acqua gelida". Si parla dei "guardiani" dei Moretti che hanno accolto in malo modo gli inviati arrivati a Lens, in Francia, fuori dal ristorante Le Vieux Chalet, uno dei tre locali di proprietà dei coniugi corsi attivi anche nella rinomata località alpina del Cantone Vallese.

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"Da un'auto, da cui proveniva musica rap ad altissimo volume, sono scese tre persone che hanno iniziato a intimidirci e a insultarci - ha raccontato Domenico Marocchi di Uno Mattina News -. Stavamo per andare via quando sono arrivate altre sette persone. Hanno circondato la nostra auto e hanno iniziato a urlare, colpendo la carrozzeria".

Non si tratta però "solo" di una aggressione anti-italiani. "Già nei giorni scorsi un cronista del quotidiano svizzero Blick era stato allontanato in malo modo quando aveva provato a fare delle riprese vicino al ristorante dei coniugi", scrive sempre La Stampa.

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I Moretti sono al momento ancora a piede libero, indagati con le accuse di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Anche Francesca Crimi di Ore 14, il programma di Rai 2 condotto da Milo Infante, è stata allontanata da un uomo a colpi di acqua gelida spruzzata da una pompa. 

Dal canto loro, i due gestori si sono definiti "devastati e sopraffatti dal dolore, con il pensiero costantemente rivolto alle vittime, ai loro familiari colpiti da un lutto così brutale e prematuro, così come a tutti coloro che stanno combattendo per la vita". Rischiano una condanna fino a 4 anni di carcere ma giurano di avere "piena fiducia negli inquirenti per fare completa luce sui fatti e dissipare ogni interrogativo".

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"Non cercheremo in alcun modo di sottrarci alle nostre responsabilità", aggiungono i Moretti. Ma intanto non solo i parenti delle vittime ma anche avvocati ed esperti di diritto criticano ferocemente la gestione dell'inchiesta da parte delle autorità giudiziarie svizzere.