La verità è nei video. E la magistratura svizzera lo sa bene. Infatti ha deciso di partire da lì. Dalle riprese, da quelle ufficiali (cioè da quelle del servizio di videosorveglianza del Constellation) e da quelle amatoriali, dei clienti, dei ragazzini, dei soccorritori, di chi passava di lì per caso, dei sopravvissuti alla strage di Crans-Montana. Basta poco, al giorno d’oggi, e un cellulare in tasca ce l’abbiamo tutti. Una, due, decine di registrazioni che alla fine sono testimonianze, forse pure più accurate e oggettive di quelle rese in perfetta buonafede da chi ha visto l’inferno scatenarsi in una cittadina alpina meta del turismo internazionale durante l’ultima festa di Capodanno. È che la memoria può ingannare, la fotocamera in megapixel di uno smartphone no. Rischia di aggravarsi, proprio grazie alle immagini “in presa diretta” di quella tragedia infame, immensa e devastante, la posizione di Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del pub finito in un rogo di massa: lei bellissima, fisico asciutto, occhi scuri; lui più bassino, mezzo stempiato, col pizzetto. Entrambi sorridenti nelle foto che circolano in rete (tutte scattate prima del disastro), entrambi adesso nell’occhio del ciclone. Jessica per quel sospetto, forse ripreso da una telecamera (a propositi) fissata a un palo della luce fuori dal suo locale, di essersela svignata con la cassa del dì sotto il braccio mentre le fiamme si stavano mangiando il pub di Crans e (soprattutto) mentre dentro c’erano ancora decine di persone. Jacques per il suo passato, tornato alla ribalta sui giornali e nei tigì, per quella condanna a dodici mesi di carcere, per puro caso ancora in Svizzera, con l’accusa di sfruttamento della prostituzione in un centro massaggi, nel 2008, sulle sponde del fiume Arve (lui si è sempre chiamato fuori: «Ho gestito quel posto solo per tre mesi»).
“I corsi”, li chiamano così i Moretti, un po’ enigma un po’ bella vita, due ristoranti, un disco bar, uno chalet, una fortuna messa in piedi nell’arco di pochissimo, in un decennio a questa parte, chiusa quella brutta faccenda con la giustizia elvetica. Tutto, però, che ruota attorno al Constellation, che per loro è la punta di diamante, è il locale della rinascita: su, al piano terra, un bar quasi come gli altri, giù, nel seminterrato, un privé “clandestin”e una grotta con addirittura una cascata. Per comprare l’immobile Jessica e Jacques spendono 1,5 milioni di franchi svizzeri, che sono un po’ più in euro: è il 2015. Da allora non si fermano un attimo: nel 2020, in piena pandemia, aprono a Crans Le Senso, l’hamburgeria più chic del Vallese. Tre anni dopo tocca al ristorante Le vieux chalet di Lens (stessa zona del Cantone).
In quel periodo pare riescano a comprare per circa 880mila euro anche uno stabile di 80 metri quadrati con un giardino di altri 112, nonché una superficie edificabile di 106. Gli affari vanno a gonfie vele, nel 2024, di nuovo a Lens, i metri quadrati che riescono ad accaparrarsi i Moretti sono oltre 501. Hanno così tanti soldi (la testata giornalistica svizzera Insideparadeplatz puntualizza che ogni loro acquisto effettuato non abbia generato né debiti con le banche né mutui da saldare) che ne investono parecchi in un’attività immobiliare in Costa Azzurra.
Crans-Montana, ingresso con codice pin: la porta segreta dietro alla strage?
Mentre procedono le audizioni di centinaia di testimoni (sopravvissuti, soccorritori e responsabili sicurezza) nell&rsqu...C’è pure il progetto di ampliare il Constellation, i lavori dovrebbero partire a breve, tra un paio di settimane ma, all’improvviso, arriva la tragedia. Quelle maledette candele bengala sopra le bottiglie di champagne. Sì, sono ufficialmente indagati Jessica e Jacques Moretti per omicidio plurimo, lesioni personali e incendio, tutti reati colposi (tra l’altro oggi saranno ascoltati dagli investigatori in un interrogatorio che si concentrerà sulla loro situazione personale e non sui fatti di nove giorni fa), però la magistratura elvetica non stacca per loro la misura cautelare preventiva (non c’è pericolo che scappino o che reiterino la condotta, dice la procuratrice Béatrice Pilloud) e non congela un euro sui loro conti correnti in vista di quel che avverrà, se avverrà, in sede processuale. Il punto è dirimente, gli avvocati che seguono le famiglie delle vittime del Constellation, da giorni, sollevano più di un dubbio a riguardo. «Non riusciamo a dormire la notte, né a mangiare. Stiamo molto male», è l’ultima dichiarazione pubblica di questa coppia francese “trapiantata” in Svizzera.
«Chiederò per loro l’arresto e anche per i funzionari comunali (il nodo, qui, è quello dei controlli che per sei annidi fila non sono stati effettuati: ndr), ma non accadrà visto che qui giocano tutti a golf insieme», sbotta invece il legale delle famiglie Sébastien Fanti. Oggi è il giorno del lutto nazionale a Berna. In tutto il Paese stanno per risuonare le campane delle chiese, alle 14 ci sarà un minuto di silenzio ovunque, a Martingy l’intera comunità si ritroverà per una cerimonia commemorativa: nessuno, da Crans a Losanna, ha scortato la tragedia di Capodanno né ha intenzione di farlo. Né lì né nel resto d’Europa: oltre alla Svizzera e alla Francia, che ha agito in questo senso già da qualche giorno, anche il Belgio e l’Italia hanno appena avviato un’indagine (nel nostro caso è in mano ai pm di Roma) su quel dramma che ha ucciso 40 persone e ne ha ferite un centinaio. Circa il lavoro che attende le autorità italiane c’è il massimo riserbo.




