«Uno spettacolo di merda totale, la Francia è paralizzata e la colpa è di tutti». Titola così l’Economist un editoriale dedicato alla crisi francese in cui in sostanza si dice che l’impasse di bilancio non è il risultato della disastrosa politica del presidente Macron, ma è «un sintomo dell’inutilità politica collettiva». Il quadro della situazione è quello che è, desolante, con la Francia che da tre anni registra un deficit enorme, superiore al 5% del Pil. Un dato ben più grave, sottolinea l’illustre settimanale britannico, del resto dei Paesi del sud Europa, Italia inclusa, che negli ultimi cinque anni hanno fatto i compiti e hanno rimesso in sesto le loro economie. La Francia, che è stata surclassata «dai Paesi che ha contribuito a salvare durante la crisi dell'eurozona», non è nemmeno riuscita ad approvare il bilancio per il 2026 e ora si ritrova a dover affrontare «l’ultima di una serie di battaglie parlamentari per adottarne uno entro la fine del mese».
Macron «può ancora agire a livello internazionale», dice l’Economist che glissa però sulle sue azioni di dubbia efficacia, «ma è un’anatra zoppa», cioè gode in patria di meno del 20% dei consensi e in Parlamento gode ancora meno, non avendo nemmeno i numeri per governare. E qui arriva il brutto. Dopo la disamina l’Economist si avventura in un classico tentativo di deresponsabilizzazione sottolineando che «la destra e la sinistra populiste gioiscono della paralisi di Macron», ed è uno spettacolo deplorevole. La colpa insomma non è di Macron che governa da quasi nove anni, né delle sue scellerate scelte, dei suoi primi ministri e del suo partito, no, la colpa è delle opposizioni che nel 2023 «sono scese in piazza per inveire contro la realtà demografica», cioè «hanno fomentato la rabbia per la sensata riforma delle pensioni di Macron che ha innalzato l’età minima pensionabile da 62 a 64 anni». In poche parole Rassemblement National e France Insoumise avrebbero dovuto evitare di fare il loro lavoro democratico, che è quello dell’opposizione, e starsene in silenzio per il bene del Paese e di Macron. Alle manifestazioni sono seguite le elezioni europee perse, quindi quelle legislative - indette con una mossa da kamikaze dal presidente stesso -, perse anche quelle, e poi una serie di governi di minoranza caduti, sostiene sempre l’Economist, per colpa dell’opposizione. L’ultimo premier, cioè Sébastien Lecornu, a dicembre ha prorogato il bilancio ’25 al 2026 e in queste ore ha minacciato nuove dimissioni se non si troverà un accordo entro la fine del mese.
Emmanuel Macron, bordate su Trump: "Vuole spartirsi il mondo"
Gli Stati Uniti "si stanno allontanando progressivamente" da alcuni alleati e "si affrancano dalle regole...L’Europa aspetta, il 19 gennaio Roland Lescure, Ministro dell’Economia e delle Finanze, dovrà spiegare ai suoi omologhi dell’Eurogruppo perché la Francia non ha ancora un bilancio. Ma aspetta anche la Difesa francese cui l’interventista Macron ha promesso un aumento di spesa di 6,7 miliardi. E secondo l’Economist «ogni attore importante della politica francese dovrebbe vergognarsi»: Mélenchon che fa le barricate, Le Pen-Bardella che sperano che crolli tutto per poi vincere le elezioni, Socialisti e Verdi che vogliono solo aumentare le tasse e i Repubblicani che hanno contribuito a far bocciare la riforma delle pensioni. E Macron? e Reinassance? La rivista britannica sostiene a malapena che «l’atteggiamento altezzoso e distaccato del presidente non è stato d’aiuto». Piuttosto vanno biasimati gli elettori «che non hanno apprezzato le politiche economiche vincenti di Macron» e che «continuano a votare per i politici più irresponsabili». Sì, avete letto bene. «Questo è un brutto momento per la Francia», continua, che in un momento di minacce globali deve trovare i soldi per aumentare la spesa per la Difesa. Ma il debito è già troppo alto, come fare dunque? Se Lecornu non dovesse riuscire a sistemare il bilancio entro la fine di gennaio, dovrà andarsene e si dovranno indire nuove elezioni. Un governo guidato da Rassemblement National sembra il più probabile ma a quel punto «potrebbe spettare ai mercati, piuttosto che agli elettori, punire gli inutili politici francesi». Ricordate Berlusconi?




