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Iran, migliaia di morti. "Attacco probabile", cosa sta succedendo

mercoledì 14 gennaio 2026
Iran, migliaia di morti. "Attacco probabile", cosa sta succedendo

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L'Iran sta esplodendo e con il regime di Teheran, ancora una volta, rischia di saltare in aria tutto il Medio Oriente. Il presidente Usa Donald Trump nelle scorse ore ha avvertito che "un'azione molto forte" verrà intrapresa se le autorità iraniane dovessero procedere con le minacciate impiccagioni di alcuni manifestanti. Gli ayatollah hanno definito queste parole un "pretesto per un intervento militare". 

Almeno 2.500 morti nelle proteste - Le proteste in Iran entrano nella terza settimana consecutiva con un bilancio drammatico: secondo l'agenzia di monitoraggio HRA (Human Rights Activists News Agency), con sede negli Stati Uniti, sono 2.571 le persone uccise dall'inizio delle manifestazioni. La Ong, che ha verificato i nomi e le circostanze dei decessi, suddivide le vittime in 2.403 manifestanti, 147 membri delle forze di sicurezza o individui legati al regime, 12 minori di 18 anni e 9 civili non coinvolti nelle proteste Parallelamente, migliaia di persone risultano arrestate in tutto il Paese. All'interno del Parlamento iraniano, alcuni deputati hanno lanciato un allarme grave: se il governo continuerà a ignorare le richieste di miglioramento delle condizioni di vita e la drammatica instabilità della moneta nazionale, il Paese rischia una nuova ondata di proteste ancora più intensa e diffusa.

Trump contro Tehran - Nelle scorse ore Trump, che in precedenza aveva detto ai manifestanti in Iran che "gli aiuti sono in arrivo", ha dichiarato in un'intervista alla Cbs News che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se l'Iran avesse iniziato a impiccare i manifestanti. I procuratori di Teheran hanno affermato che le autorità iraniane avrebbero presentato accuse capitali per "moharebeh", ovvero "aver mosso guerra a Dio", contro alcuni sospettati arrestati durante le recenti manifestazioni. "Se faranno una cosa del genere, prenderemo misure molto severe", ha affermato il presidente americano, che ha ripetutamente minacciato l'Iran di intervenire militarmente. La missione iraniana all'Onu ha pubblicato una dichiarazione su X, giurando che Washington "fallirà di nuovo. Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell'Iran sono radicate nel cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che servono come modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare". 

Il "no" di Israele - Funzionari israeliani e arabi hanno suggerito all'amministrazione Trump di rinviare un'eventuale azione militare, affermando che il regime iraniano non sarebbe stato ancora indebolito dalle proteste di piazza al punto per cui un raid militare sarebbe il colpo decisivo per rovesciarlo. E' quanto riporta l'emittente Nbc, citando diverse fonti. Ieri, al suo ritorno da Detroit, il presidente americano  ha partecipato all'incontro sull'Iran tenuto dal suo team per la sicurezza nazionale e presieduto dal vice presidente Vance, secondo quanto riportato da Axios. 

"Non intervenite" - Arabia Saudita, Oman e Qatar stanno facendo pressione sull'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump affinché eviti un intervento militare contro l'Iran, dopo che Washington ha avvertito gli alleati nella regione di prepararsi a tale eventualità. Lo riferiscono funzionari di diversi Paesi del Golfo citati dal quotidiano "Wall Street Journal". In pubblico, gli Stati arabi del Golfo hanno mantenuto un basso profilo mentre in Iran si diffondono le proteste e organizzazioni per i diritti umani denunciano migliaia di morti nella repressione. Dietro le quinte, tuttavia, Riad, Mascate e Doha avrebbero avvertito la Casa Bianca che un tentativo di rovesciare il regime iraniano destabilizzerebbe i mercati petroliferi e danneggerebbe l'economia statunitense, oltre a comportare rischi di ricadute interne nei Paesi della regione mediorientale. Secondo i funzionari, l'amministrazione Trump non ha chiarito quale tipo di azione militare stia valutando, ma avrebbe indicato che un attacco è considerato probabile. Un funzionario della Casa Bianca ha detto al quotidiano che "tutte le opzioni sono sul tavolo" e che il presidente ascolta diverse opinioni prima di decidere.