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Denaro e ombre, qualcosa non torna in questa storia

di Mario Sechisabato 24 gennaio 2026
Denaro e ombre, qualcosa non torna in questa storia

1' di lettura

Sono da sempre contro l’abuso della carcerazione preventiva, ma sulla strage di Crans-Montana e l’uscita dal carcere su cauzione di Jacques Moretti le cose sono diverse e provo a spiegare perché.

Quel che è accaduto è chiaro, ci sono immagini nette, documenti e testimonianze dalle quali emergono le responsabilità dei gestori, le pesanti omissioni e le negligenze delle istituzioni svizzere, in particolare del Comune. Il motore di questa storia orribile è il denaro, dunque bisogna seguire i soldi.
Moretti è una figura ambigua, con un passato in Corsica ancora tutto da raccontare, vecchie accuse e frequentazioni non proprio da circolo delle dame di San Vincenzo, capitali che appaiono magicamente e un «caro amico» che spunta dal nulla e paga la cauzione. I soldi comprano il Constellation e altri locali, i
soldi comprano la presenza dei Moretti nel jet-set innevato, i soldi comprano la scarcerazione. Soldi, avidità, ombre.

L’altro elemento da ricostruire è la rete di relazioni di Crans-Montana e non solo: la città è piccola, la gente mormora, tutti si conoscono fin troppo bene, l’inquinamento delle prove è un fatto ambientale, in filigrana si vede un sistema che funziona come uno scudo interno, un pachiderma che sta conducendo l’inchiesta applicando le norme della procedura penale senza considerare lo scenario, il dolore dei parenti delle vittime, il calvario dei feriti, le relazioni internazionali. C’è un gioco dei quattro cantoni dove i protagonisti sono in penombra, vogliono evitare l’incontro con la verità, il «Processo alla Svizzera».