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Cina e Iran, migliaia di detenuti politici. Ma ci si indigna solo per gli Usa

Va doverosamente aggiornato, ogni tanto, l’elenco delle vittime di persecuzioni per le quali (quasi) nessuno sembra disposto a scendere in piazza
di Andrea Morigimercoledì 11 febbraio 2026
Cina e Iran, migliaia di detenuti politici. Ma ci si indigna solo per gli Usa

3' di lettura

Va doverosamente aggiornato, ogni tanto, l’elenco delle vittime di persecuzioni per le quali (quasi) nessuno sembra disposto a scendere in piazza. Lunedì a un uomo di 78 anni, Jimmy Lai, editore cattolico anticomunista di Hong Kong, sono stati inflitti vent’anni di galera da un tribunale guidato da Pechino per attività sovversiva, in base alla legge sulla sicurezza nazionale in vigore nella regione speciale cinese dal 2020. Praticamente una condanna a morte. Protestano l’Onu, Amnesty International, il Segretario di Stato Usa Marco Rubio, l’Unione Europea e il Regno Unito, di cui Lai è cittadino a tutti gli effetti. Inutilmente.

Durante il fine settimana, a Teheran, sono scattate le manette perfino ai polsi degli sciiti “moderati”. Nella rete dei pasdaran sono caduti almeno quattro rappresentanti del Fronte Riformista - organizzazione ombrello che raggruppa 27 formazioni - che aveva appoggiato il presidente Massoud Pezeshkian durante la campagna elettorale del 2024. E, secondo Human Rights Activists News Agency (Hrana), nello stesso tempo almeno 20 persone sono state impiccate, mentre rimangono in carcere 51.591 detenuti, tra i quali oltre cento studenti e studentesse, personalità politiche, esponenti del mondo accademico e attivisti, arrestati durante e dopo le manifestazioni di gennaio contro il regime. Non è consolatorio che non siano stati sterminati come altre decine di migliaia di dimostranti.

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Sembrava al contrario che la situazione volgesse al meglio in Venezuela, dove anche domenica sono stati liberati 35 prigionieri politici. In realtà, dietro le porte del famigerato Helicoide, il penitenziario con annesse sale di tortura della capitale, ci sono sempre difensori dei diritti umani e militanti antigovernativi finiti dietro le sbarre per le loro attività politiche. Ai domiciliari, a Maracaibo, è finito Juan Pablo Guanipa, esponente di spicco dell’opposizione e stretto alleato di Maria Corina Machado, rapito a Caracas poche ore dopo il suo rilascio dal carcere, secondo quanto riferito dal figlio Ramon e dalla stessa premio Nobel per la pace Machado. Guanipa era stato liberato domenica dopo oltre otto mesi di detenzione con l’accusa di aver guidato un complotto terroristico.

Tutte notizie facilmente reperibili nel circuito mediatico, anche se ampiamente trascurate, alle quali si possono aggiungere i rapporti dell’Uscirf, la Commissione statunitense perla Libertà religiosa, che per limitarsi al 2026 ha denunciato anche l’India, il Pakistan, la Corea del Nord, la Russia e l’Arabia Saudita per le violazioni dei diritti delle minoranze, in particolare dei cristiani, chiedendo alla Casa Bianca di designarli come ha fatto per la Nigeria, dove anche domenica nove persone sono state rapite in una chiesa cattolica.

Poi, all’inizio di questo mese, un tribunale egiziano ha condannato un cristiano, Augustin Samaan, a cinque anni di reclusione per oltraggio alla religione, sulla base della legge egiziana sulla blasfemia. Inoltre, nuovi rapporti indicano che 14 fedeli Ahmadi della Pace e della Luce, detenuti dal marzo 2025, sono stati spinti dagli sceicchi dell’autorità religiosa statale di Al-Azhar ad abiurare alla loro fede. Tutti drammi dimenticati dalla sensibilità occidentale, distratta dalla propaganda palestinese, dallo spettacolo del Super Bowl degli Usa e dalle maledizioni di attori e cantanti contro l’Ice durante la premiazione dei Grammy. Che equivale a mettere sullo stesso piano le democrazie e i totalitarismi.

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