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Il possibile patto tra Usa e Russia contro la Cina

di Fabio Dragonisabato 14 febbraio 2026
Il possibile patto tra Usa e Russia contro la Cina

2' di lettura

Il Cremlino avrebbe avanzato una proposta a Trump. Tutto scritto in un memorandum negoziale esaminato da Bloomberg. La cui indiscrezione in Italia è stata ripresa, a meno di miei errori, solo dal quotidiano MF. Ma senza approfondimenti. Il memo di “alto livello” sarebbe il risultato dei numerosi bilaterali Russia-America. Alcuni dei quali condotti nella residenza di Mar a Lago. Pochi i punti negoziali ma molto concreti. Sullo sfondo la fine del conflitto in Ucraina. E l’apertura di Zelensky a nuove elezioni, in parte ritrattata, ne sarebbe conferma. Al centro dell’offerta c’è il ritorno della Russia al sistema di regolamento in dollari. La mossa rappresenterebbe un’inversione politica clamorosa per il Cremlino. E infatti gli Stati Uniti hanno già proposto la graduale revoca delle sanzioni come parte di qualsiasi accordo di pace; passo necessario questo affinché Mosca possa tornare a commerciare in dollari. Questo sarebbe un durissimo colpo per Pechino.

Ed infatti alcuni diplomatici americani sentiti da Bloomberg restano scettici. Tornare al regolamento in dollari significherebbe sottomettersi nuovamente al dominio finanziario di Washington e annullare gli sforzi per rendere l’economia russa meno vulnerabile alla pressione statunitense. Consegnerebbe all’amministrazione Trump una vittoria non da poco visto che il suo obiettivo dichiarato è indebolire il rapporto tra Mosca e Pechino. Altri dettagli del piano sembrano grasso che cola per Trump. L’idea che le aziende statunitensi debbano essere compensate per perdite subite in Russia riecheggia assieme al rifiuto esplicito della transizione verde. Trump odia le turbine eoliche soprattutto se made in China. Molti analisti ritengono però la cosa improbabile visto che la Cina fornisce minerali essenziali alla macchina bellica russa. Il memorandum, tuttavia, sostiene che il ritorno al dollaro per Mosca sarebbe un obiettivo essenziale. Ridurrebbe la volatilità nella bilancia dei pagamenti stabilizzando il suo commercio internazionale.

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Unendo i puntini si arriva a quattro conclusioni: 1) La prospettiva di un accordo di pace è concreta. E sarebbe tutta farina del sacco di Trump. Con buona pace dei progressisti. 2) Sul tavolo c’è anche e soprattutto il gas. Non mi sentirei affatto di escludere che questo interesse passi per la riattivazione dei gasdotti Northstream gestiti in partnership da Trump e Putin. Non più da Russia e Germania. Anche perché gli Usa non possono fornire ai paesi europei il gas che servirebbe. E con la riattivazione dei gasdotti Northstream sarebbe più semplice per Mosca divincolarsi dalla morsa di Pechino. Questo nel documento non ci sarebbe scritto. Ma sarebbe fin troppo elementare arrivare a tanto. 3) Ue non pervenuta e spettatrice pagante. Le toccherà intervenire solo quando ci sarà da ricostruire l’Ucraina. E nel frattempo aumenta il budget delle spese militari. E muta. 4) Pechino osserva preoccupata. L’America di Trump è presente in tutti i dossier. E non certo come figurante o comparsa.

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