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Navalny, ecco come uccide il veleno della rana di Putin: una morte atroce

domenica 15 febbraio 2026
Navalny, ecco come uccide il veleno della rana di Putin: una morte atroce

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Cinque Paesi europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi – hanno accusato il Cremlino di aver ucciso Alexey Navalny con una rara tossina letale: l’epibatidina, neurotossina estratta dalla pelle delle velenose rane freccia (dendrobatidi) del Sud America, in particolare dell’Ecuador, considerate tra i vertebrati più velenosi al mondo. La sostanza, non presente naturalmente in Russia, causa paralisi muscolare, arresto respiratorio e morte dolorosa.

L’accusa, lanciata a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco il 14 febbraio 2026 (due anni esatti dalla morte di Navalny il 16 febbraio 2024 in una colonia penale siberiana sopra il Circolo Polare Artico), si basa sull’analisi di campioni prelevati dal corpo dell’oppositore russo: “ha confermato in modo definitivo la presenza di epibatidina”. I cinque governi affermano che “solo lo Stato russo aveva i mezzi, il movente e l’opportunità” di somministrare il veleno, temendo la sua opposizione al regime di Vladimir Putin.Navalny, condannato a 19 anni per “estremismo”, era già sopravvissuto nel 2020 a un avvelenamento da Novichok in Siberia, curato a Berlino.

Tornato in Russia nel 2021, fu arrestato immediatamente e continuò a denunciare corruzione e l’invasione dell’Ucraina dal carcere. Mosca nega ogni responsabilità, parlando di “insinuazioni volte a distogliere l’attenzione dai problemi urgenti dell’Occidente”. I Paesi europei hanno segnalato la Russia all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), sospettando che non abbia distrutto tutte le sue scorte chimiche.