«Quella sera ricordo di aver sentito parlare Jessica con Cyane e Jean-Marc». Predrag Jankovic ha ancora il volto e le mani ustionate. È visibilmente commosso mentre comincia il suo racconto nella sede della polizia cantonale di Sion. Ricordare quegli istanti, per questo ragazzotto con l’orecchino sul lobo sinistro che si è trovato in mezzo al disastro, subito dopo l’una e trenta del primo gennaio scorso, nel cuore di una notte gelida, lassù, nella Svizzera dell’ordine e della disciplina, è una prova di coraggio. Predrag, al Constellation, faceva il buttafuori, era stato ingaggiato dalla società a cui si rivolgevano di solito i Moretti, i proprietari del disco-pub. Quegli attimi ce li ha stampati in mente: «Jessica diceva: “Devono entrare (i clienti, ndr) solo da questo ingresso. Le altre porte devono rimanere chiuse perché sennò entrano senza pagare”».
Si riferisce, questo addetto alla sicurezza che, per primo, lo spiega pubblicamente, pure davanti ai magistrati che ascoltano la sua deposizione senza fiatare, alle porte del seminterrato del locale, quelle serrate da un chiavistello, che forse avrebbero potuto salvare la vita a tanti ragazzi e che, invece, quando è stato necessario aprirle per un’emergenza, sono rimaste bloccate. Losa bene Predrag che prosegue per filo e per segno notando come molti cercavano di rompere l’uscita di servizio, in quei minuti maledetti del flashover; lui che ricorda il suo amico e collega Stefan Ivanovic (uno degli eroi di Crans-Montana, morto mentre cercava di mettere in salvo più persone possibili); che conferma un sospetto, circolato da tempo, finito sui giornali, denunciato dalle famiglie delle vittime, e cioè che le vie di fuga del Constel fossero chiuse per una precisa scelta dei gestori del bar. Madame Moretti, nella ricostruzione di Predrag, sta dando istruzioni ai sui dipendenti: a quella Cyane Panine che morirà di lì a breve nella tragedia di San Silvestro e a Jean Marc Gabrielli, il figlioccio di suo marito Jacques.
Crans-Montana, clamoroso: "La cauzione per Jessica Moretti non è stata pagata"
Il Tribunale di Sion aveva annunciato il 13 gennaio 2026 che avrebbe fissato a breve l'importo del deposito cauziona...All’università di Sion, nei giorni scorsi, hanno sfilato i testimoni del disastro di Crans (probabilmente, meglio di tutti, riassume il sentimento della comunità il capo dei vigili del fuoco della cittadina elvetica David Vocat: «Sono in un incubo e spero solo che un giorno ne usciremo»), in una stanza al campus Energypolis messa a disposizione della procura per svolgere gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio di Capodanno. Tassello dopo tassello sta iniziando a emergere un quadro sfaccettato a cui ogni giorno si aggiunge un dubbio, magari non centrale e un po’ folkloristico (c’è chi, per esempio, si scandalizza perchè il prossimo 28 marzo si riunirà a Sierre, in Svizzera, l’Ordine della Caraffa, che è una rinnovata corporazione enologica, in un evento che sarà patrocinato da due persone particolari, la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud che gestisce l’incartamento su Crans e il sindaco della località alpina Nicolas Féraud, che è formalmente denunciato da alcuni avvocati che rappresentano le vittime della tragedia) ma che complica la situazione.
Oggi la procura di Roma dovrebbe incontrare i magistrati di Sion per la prima volta a Berna, quel che ne uscirà non è secondario anche alla luce dell’impegno che pure Regione Lombardia si è presa, martedì, di valutare con urgenza la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento penale in corso oltralpe: l’attenzione internazionale sul caso, insomma, nella settimana in cui i primi feriti elvetici che si trovavano in cura all’estero dopo il rogo del Constel riescono a tornare a casa per seguire la riabilitazione prima in un ospedale specializzato e poi in una clinica apposita, resta altissima.




