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I gatti? Animali imperiali centro del potere inglese

Indispensabili sulle navi perché cacciavano i topi, oggi sono "i soggetti" più politici. Come Larry e il suo avversario, il compianto Palmerston
di Giovanni Longonivenerdì 27 febbraio 2026
I gatti? Animali imperiali centro del potere inglese

3' di lettura

«Un felino, il mio regno per un felino!». Riccardo III, a dire il vero, voleva un cavallo, animale nobile e più in linea con l’idea che ci si fa dell’Inghilterra, Paese che ha inventato l’equitazione moderna come sport. E l’isola è famosa per i suoi cani, da caccia o pastori. E poi volpi, cervi, ovini, suini, bovini e piccioni viaggiatori. Ma il vero animale imperiale britannico è un altro: il gatto. La ragione è semplice: l’impero fu prima di tutto una costruzione marittima. E ogni nave a vela — poi a vapore — trasportava inevitabilmente topi. I roditori distruggevano corde, rosicchiavano provviste, contaminavano acqua e diffondevano malattie. Senza controllo, potevano compromettere una traversata oceanica. Il gatto non era dunque una mascotte ma, a un tempo, sistema sanitario, difesa logistica e stabilizzatore psicologico dell’equipaggio.

Fin dal XVII secolo la Royal Navy considera lo ship’s cat parte integrante dell’equipaggio. Il caso più celebre resta Simon, il gatto della HMS Amethyst. Durante l’incidente dello Yangtze nel 1949 sopravvisse ai bombardamenti, continuò a cacciare ratti mentre la nave era assediata e contribuì — secondo i rapporti dell’equipaggio — a mantenere alto il morale. Ricevette la Dickin Medal, l’equivalente animale della Victoria Cross. In realtà è l’unico felino ad averla ricevuta, gli altri sono cani e piccioni, con qualche cavallo. Fedeli sì, ma alla casa e alla dispensa più che agli esseri umani che pensano di essere i loro proprietari, i gatti sono animali politici. Come Larry e Palmerston. Larry arriva al numero 10 di Downing Street nel 2011, ufficialmente assunto come Chief Mouser to the Cabinet Office. Proviene dal rifugio Battersea Dogs & Cats Home, e la sua nomina risponde alla solita necessità molto concreta: eliminare i topi che scorrazzano davanti alle telecamere durante le dirette dei telegiornali. Da allora sopravvive a quattro primi ministri — David Cameron, Theresa May, Boris Johnson e Rishi Sunak — incarnando una forma tutta britannica di continuità istituzionale: il civil servant, il funzionario permanente che resta mentre i politici passano. Il suo avversario Palmerston entra invece in scena nel 2016, quando il Foreign Office decide di dotarsi a sua volta di un cacciatore ufficiale. Il nome non è casuale: Lord Palmerston fu il ministro degli Esteri vittoriano per eccellenza, simbolo di una diplomazia aggressiva e sicura di sé. Il gatto omonimo mostra subito un carattere coerente con l’eredità storica: territoriale, combattivo, poco incline al compromesso.

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Il problema tra i due felini nasce geografico e diventa presto geopolitico. Downing Street e il Foreign Office distano poche decine di metri. Troppo poco per due maschi adulti con mandato istituzionale e forte senso della sovranità. Gli incontri diventano inevitabili — e rapidamente degenerano. Maggio 2016 - Palmerston cattura il suo primo topo e il Foreign Office lo celebra pubblicamente, alimentando la competizione. Luglio 2016- fotografi e cameraman assistono alla scena destinata a trasformarsi in leggenda: Larry e Palmerston si affrontano davanti al portone del governo britannico. Soffi, inseguimenti, colpi di zampa. Funzionari e agenti assistono senza intervenire, come caschi blu olandesi nei Balcani. Agosto 2016 – lo scontro più famoso: una rissa che lascia Palmerston con un orecchio graffiato e Larry senza il collare. Infine nel 2020 Palmerston si ritira dal servizio diplomatico attivo: viene affidato a un funzionario che va a vivere in campagna e poi alle Bermuda. Il gattone lo segue e un paio di settimane fa nei Caraibi è spirato, a 12 anni e dopo una vita degna del nome che portava. Larry invece ha 15 anni ed è ancora sul ponte di comando. Purr Britannia!