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Chi è Ali Larijani, l'uomo che tira i fili in Iran: chi è e che cosa vuole

di Roberto Tortoramercoledì 11 marzo 2026
Chi è Ali Larijani, l'uomo che tira i fili in Iran: chi è e che cosa vuole

2' di lettura

Dietro la nuova stagione di tensioni tra Iran e Occidente spunta una figura meno appariscente dei leader religiosi ma decisiva nella strategia del regime. È Ali Larijani, oggi tra le voci più influenti della Repubblica islamica e protagonista della linea di resistenza a oltranza. Molti – come si legge su La Stampa - lo ricordano alla Munich Security Conference 2007. In quell’occasione il palco fu dominato dal discorso incendiario di Vladimir Putin contro l’espansione della NATO. Larijani, allora negoziatore sul nucleare iraniano, apparve quasi moderato: l’Iran, assicurava, non cercava armi atomiche ma solo energia civile, nel rispetto della fatwa della Guida suprema Ali Khamenei. Tuttavia ribadiva che Teheran non avrebbe rinunciato all’arricchimento dell’uranio.

Oggi lo scenario è cambiato. Dopo l’ascesa alla guida del Paese di Mojtaba Khamenei, Larijani è diventato uno dei portavoce più duri del regime. Ha salutato la nomina affermando che Israele e Stati Uniti sono “in uno stato di disperazione”. E mentre la nuova guida resta in silenzio, lui guida la retorica della mobilitazione. Nato nel 1957 a Najaf, figlio di un influente ayatollah, Larijani è un personaggio doppio: filosofo e politico, religioso e pragmatico. Ha studiato i filosofi occidentali come Immanuel Kant e Saul Kripke, ma allo stesso tempo ha combattuto nella guerra Iran-Iraq con gli Islamic Revolutionary Guard Corps.

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La sua strategia è chiara: resistere abbastanza a lungo da spezzare il fronte occidentale e separare gli alleati arabi dagli Stati Uniti. Ai leader del Golfo avrebbe inviato un messaggio con una citazione di Henry Kissinger: “È pericoloso essere un nemico dell'America, ma esserle amico può essere fatale”. Nel frattempo, il regime agita la minaccia sullo Stretto di Hormuz, promettendo passaggi sicuri solo ai Paesi che “romperanno le relazioni con gli Stati Uniti”. Un calcolo geopolitico freddo, quasi matematico. Del resto Larijani, raccontano fonti diplomatiche, sta già stimando tempi e forze di una guerra che a Teheran ritengono di poter sostenere per “sei mesi”. Un azzardo enorme, ma necessario per il regime.

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