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Crans-Montana, l'inchiesta arriva fino a Mark Zuckerberg

di Luca Puccinimercoledì 11 marzo 2026
Crans-Montana, l'inchiesta arriva fino a Mark Zuckerberg

2' di lettura

L’inchiesta sulla tragedia di Crans Montana arriva (pure) sulla scrivania dell’ufficio di Mark Zuckerberg. La procura di Sion, infatti, a fine febbraio, ha inviato una richiesta urgente di moratoria internazionale agli Stati Uniti con lo scopo di recuperare, dagli account Facebook di Jacques e Jessica Moretti, nonché dalla pagina sul social network del loro disco-pub Le Costellation, il materiale cancellato dopo che quel rogo infame nella notte più festeggiata dell’anno ha distrutto il locale, ucciso 41 persone e ferito altre 115. Non è proprio Zuckerberg, ovvio, a dover rispondere alla domanda delle autorità elvetiche, però è la sua Meta platforms inc, ossia la società di cui fa parte Facebook e che ha sede al californiano Menlo Park.

I profili dei Moretti ora non sono più attivi esattamente come quello dell’Old Costellation che, in questa vicenda giudiziaria la quale coinvolge mezza Europa, criticata e attenzionatissima sia da Francia che Italia c’è già finito proprio a ridosso del disastro: nei primi dì di gennaio, infatti, da quella pagina erano state recuperate le fotografie dei lavori che Jacques aveva svolto, dieci anni prima, dentro l’attività. Tutti gli otto profili sui quali è concentrata la procura del Canton Vallese «sono stati disattivati da Jessica»: ora l’obiettivo è ricostruire sia la catena di interventi di ristrutturazione tramite le immagine rese note allora sia «qualsiasi commento» che possa aver a che fare col tema della sicurezza per «contribuire a stabilire la verità».

A Crans, intanto, il terremoto che ha travolto il Comune di Nicolas Féraud (indagato assieme ad altri quattro dipendenti da una settimana) non scalfisce il sindaco che decide di rimanere in carica (anche se non parteciperà più alle riunioni circa la strage di Capodanno nelle quali, al suo posto, sarà presente il consigliere responsabile per l’Economia Sébastien Rey): l’esecutivo del municipio vallesiano fa sapere che «continuerà a lavorare con serenità».

La vera, bella e grande notizia, però arriva da Milano e, più precisamente, dall’ospedale Niguarda: «Adesso abbiamo cinque pazienti ricoverati», spiega l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso, significa che «abbiamo ridotto parecchio il numero. Gli altri sono a casa, vanno in reparto solo per fare le medicazioni, però stanno anche tornando a scuola. I cinque che abbiamo», specifica, «sono i casi più seri. Probabilmente, nell’arco della prossima settimana due di loro andranno addirittura a casa, quindi diciamo che la stragrande maggioranza potrà trascorrere Pasqua a casa».

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