Il pragmatismo è una bella cosa: tutti dovrebbero averne almeno un po’. Col pragmatismo si riabilita anche un macellaio criminale come Ali Larijani, che tra un bagno di sangue e l’altro si abbeverava alla filosofia di Kant. Ma la storia è piena di pragmatici che piegavano la realtà e la morale alle peggiori nefandezze. Da questo punto di vista era sicuramente pragmatico il vice comandante di Auschwitz Karl Fritzsch quando pensò e ripensò a come accelerare le liquidazioni nel lager ed il 3 settembre 1941 ebbe la geniale idea di usare il gas Zyklon B su 600 prigionieri sovietici e 250 polacchi che fece uccidere in un amen.
Nel Terzo Reich, d’altronde, il giudice Roland Freisler, già brillante avvocato, comminava condanne a morte come caramelle nel nome della giustizia. Che faceva funzionare benissimo, da autentico pragmatico: il 22 febbraio 1943 in 5 ore celebrò il processo a Hans e Sophie Scholl colpevoli del crimine di volantinaggio antinazista in nome della libertà e lo stesso giorno li fece ghigliottinare. È certo che nel poco tempo libero che gli restava leggesse Kant. Giuristi, filosofi, medici, gente che leggeva, filosofeggiava, giudicava e doveva curare nel nome del supremo principio dell’umanità, costituirono l’ossatura della dittatura nazista. Erano tutti in grado di discernere il confine tra bene e male, ma furono tutti pragmatici nell’ossequiare il potere costruito da un pittore fallito che amava la musica di Wagner e si commuoveva quando l’ascoltava, accarezzava i bambini e adorava gli animali tanto da essere pure vegetariano. E non erano forse pragmatici Lenin e Stalin? Uno era avvocato, l’altro aveva studiato in seminario. Inventarono e perfezionarono il sistema dei gulag sostenendo pure di farlo per il bene del popolo, leggevano e scrivevano libri. Ne scrissero tanti e di tutti i generi, non solo di politica, e con ritmi industriali, che qualcuno legge ancora e qualcun altro persino rimpiange.
Anche la moglie del dittatore romeno Nicolae Ceausescu, la semianalfabeta Elena, era molto prolifica nel dare alle stampe libri scientifici che le valevano onori e premi, ma era talmente pragmatica da farli scrivere ad altri e poi metterci il suo nome. In Italia la insignirono dell’onorificenza di Dama di gran croce al Merito della Repubblica. Quale merito non si sa, ma la fabbrica dei diplomi e delle medaglie di Stato è da sempre gestita da pragmatici. Se volesse Vladimir Putin potrebbe sfoggiare sul petto l’Ordine della Legion d’onore in qualità di cavaliere di gran croce della Repubblica francese, guarda caso la stessa onorificenza attribuita a Volodimir Zelensky. Un bell’esempio di cerchiobottismo da parte dei cugini transalpini. C’è poco da stupirsi se poi la storia racconta che Nelson Mandela più volte elogiò pubblicamente l’ayatollah Khomeini come fonte di ispirazione del movimento anti apartheid. È lo stesso fanatico religioso che ha instaurato in Iran una sanguinaria teocrazia. Macellai e liberticidi sono stati e continuano a essere spesso omaggiati per convenienza.
E altre volte pure per palese malafede ideologica. Nella patria del diritto (e del rovescio) un moderato e illuminato come Nicola Fratoianni per portare 4 gocce d’acqua di piazza al mulino del No ha pure gridato contro il governo italiano a suo dire complice della giustizia iraniana. Accade nel Belpaese dove sono stati portati in processione i santini di coloro che proprio in Iran e nel nome di quella giustizia che ricorda da vicino quella di Roland Freisler, hanno ucciso senza pietà. Come il pragmatico Ali Larijani. Ma forse nella sinistra nostrana non si legge abbastanza Kant oltre il cielo stellato e la morale però elasticizzata. Il filosofo - talmente preciso che, si favoleggia, ci si poteva rimettere l’orologio - ha lasciato scritto che «il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto». Ma lui era pragmatico.




