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G7, scoppia la lite Rubio-Kallas: "Siete migliori? Fate pure"

di Carlo Nicolatodomenica 29 marzo 2026
G7, scoppia la lite Rubio-Kallas: "Siete migliori? Fate pure"

3' di lettura

 «Uno schietto scambio di opinioni», lo hanno definito alcuni funzionari presenti, considerando che questo è proprio ciò a cui serve la diplomazia. Ma l’intervento dell’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, contro il segretario di Stato Marco Rubio e quindi contro gli Stati Uniti non aveva nulla di diplomatico. Anche perché di Kaja Kallas, va detto subito, pur rivestendo il ruolo di massimo diplomatico dell’Unione europea, non si può certo dire che la diplomazia sia la sua massima virtù. La cornice era quella della riunione dei ministri degli Esteri del G7 tenutasi venerdì scorso a Parigi, un’occasione per tirare le somme della difficile situazione mondiale e non certo per rinfacciarsi torti.


I RAPPORTI CON MOSCA
Kallas invece è partita a testa bassa chiedendo a Rubio quando gli Stati Uniti si sarebbero decisi ad adottare una linea dura nei confronti della Russia. In pratica ha fatto notare che lo stesso segretario di Stato americano, alla stessa ministeriale di un anno fa, aveva affermato che se Mosca avesse ostacolato gli sforzi per porre fine alla guerra, la Casa Bianca avrebbe perso la pazienza e avrebbe adottato ulteriori misure contro il Cremlino. «È passato un anno e la Russia non si è mossa», ha detto Kallas a Rubio, «quando finirà la sua pazienza?». Secondo quanto riportato da Axios che ha parlato con alcuni dei funzionari e dei ministri presenti, Rubio era visibilmente infastidito dalla domanda posta in quei termini, ma è riuscito a mantenere il controllo, una delle caratteristiche che lo hanno reso, come ha detto Trump, uno dei migliori segretari di Stato degli ultimi anni.


«Stiamo facendo del nostro meglio per porre fine alla guerra» ha ribattuto alzando solo un po’ la voce, «se pensate di poter fare di meglio, fate pure. Noi ci faremo da parte». Il politico repubblicano ha poi aggiunto quello che sanno tutti, che gli Stati Uniti stanno cercando di dialogare con entrambe le parti ma che stanno aiutando solo una di esse, l’Ucraina, fornendo armi, informazioni di intelligence, denaro e altro supporto. La tensione era palpabile, ma a questo punto sarebbero intervenuti gli altri ministri ribadendo la loro fiducia nei colloqui in corso, quindi nel lodevole tentativo americano, di fatto mettendo Kaja Kallas in una posizione minoritaria e imbarazzante.

Secondo gli astanti al termine della riunione la rappresentante Ue e il segretario americano si sarebbero appartati per qualche breve minuto per chiarirsi e stemperare gli animi ma è molto probabile che il segretario di Stato abbia ricavato da quell’episodio solo un conferma di ciò che l’Amministrazione Trump ha sempre pensato di lei, cioè che la politica estone sia la persona sbagliata nel posto sbagliato. A Washington si ritiene di fatto che la Kallas non abbia mai smesso di fare il primo ministro del suo Paese, mantenendo cioè lo stesso punto di vista “baltico” fortemente antirusso. Il che è completamente giustificabile in Estonia, tantopiù che lei stessa è figlia di una donna deportata in Siberia nel 1949, ma in qualità di massimo rappresentante diplomatico Ue dovrebbe esibire più equilibrio. Segnali in questo senso ci sono già stati e sono inequivocabili.

I PRECEDENTI
Lo scorso anno a fine novembre lo stesso Rubio negò alla Kallas un bilaterale e alcune testate americane scrissero che dalle parti di Washington la rappresentante Ue non è la persona più gradita per via delle sue posizioni oltranziste che ostacolano il processo di pace con Mosca. L’episodio identico si è ripetuto alla scorsa Conferenza di Monaco quando Rubio ha tenuto incontri con molti premier e ministri ma non con la Kallas. Le accuse a Rubio dunque potrebbero forse rappresentare anche una sorta di vendetta per tutti i rifiuti ricevuti, ma d’altronde è stata lei a dire, dopo il turbolento primo incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca, che «il mondo libero ha bisogno di un nuovo leader».
Può darsi che qualcuno a Washington se la sia legata al dito.