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OPINIONE

Per fare la pace non basta invocarla. Occorre agire

di Mario Sechivenerdì 17 aprile 2026
Per fare la pace non basta invocarla. Occorre agire

3' di lettura

Invocare la pace è un nobile programma, poi c’è la realtà. Eserciti buoni e cattivi, minacce globali e locali, terroristi, predoni, fanatici, l’eterna lotta tra il bene e il male.

Sono due campi separati, opposti, sono il racconto biblico, quello che i pacifisti del presente omettono nei loro richiami lanciati da prestigiose cattedre morali, lo stesso Papa finora non ha chiarito questo punto, cosa è l’Iran teocratico -nucleare che ha 440 kg di uranio arricchito che può armare una dozzina di bombe atomiche? Nell’attesa di una risposta, il cessate il fuoco di 10 giorni tra Libano e Israele annunciato da Donald Trump è arrivato grazie all’impegno degli Stati Uniti, non mi pare un dettaglio.

Hezbollah, braccio armato dell’Iran in Libano, ha ricostruito il suo arsenale di missili sotto gli occhi di una inutile e purtroppo dannosa missione dell’Onu (Unifil) che doveva impedirne proprio il riarmo! L’America ha cercato il negoziato, lo ha ospitato in uno storico incontro al Dipartimento di Stato a Washington, ha convinto Israele a provare anche questa via.
Si va avanti nella realtà con la buona volontà. Giorgia Meloni sostiene questo percorso, l’Italia farà la sua parte.

E torniamo a Teheran e di rimbalzo anche all’Ucraina. Cosa si fa con un esercito che vuole la bomba atomica e ha l’appoggio di Russia e Cina, che ha accesso a tecnologia sensibile, che ha una conoscenza nucleare, che è guidato da predicatori che si presentano con il fucile in mano nell’ora della preghiera (i cronisti della pace in terra possono cercare le foto di Ali Khamenei che carezza la canna del mitra). Per alimentare la speranza serve la forza di un altro esercito, vale per l’Iran e per l’Ucraina dove l’Europa pacifista e sempre pronta a dare lezioni morali finora non ha una exit strategy dalla trincea di Kiev. Siamo di fronte a un cambio di paradigma della guerra, pari alla comparsa della bomba atomica. Consiglio la lettura degli ultimi libri di Henry Kissinger sull’intelligenza artificiale, preparano a confrontarsi con scenari nuovi, ad alto rischio. 

Ho letto uno studio del King’s College su un conflitto nucleare condotto da diversi modelli di intelligenza artificiale, è stupefacente e inquietante, nessun modello va in de-escalation. Cosa succede se l’Iran ha accesso a questa tecnologia (attraverso Cina e Russia che hanno fornito assistenza militare) e la combina con la disponibilità della bomba atomica? Siamo di fronte alla possibilità reale che Stati dotati di tecnologia inferiore dal punto di vista dell’hardware possano però sviluppare tattiche di combattimento, selezione degli obiettivi, strategie altamente sofisticate. L’intelligenza artificiale cambia i destini della guerra e della pace, l’Ucraina, l’Iran, il Libano, Gaza, sono una scacchiera completa del futuro che verrà. Chi crede nella pace basandosi su fatti concreti, su questa realtà tecnologica e sulle possibilità di una nuova Pax Americana? I mercati, la Borsa, l’altro ieri l’indice S&P 500 ha segnato un nuovo record superando i 7.000 punti, mentre il prezzo del petrolio è di gran lunga inferiore rispetto ai potenziali picchi che potrebbe toccare, è il segno che gli investitori guardano più lungo di quanto racconti la redazione unica dei giornali e dei telegiornali, TeleTeheran senza chador.

Gli investitori credono nella pace più di quelli che ne fanno un uso strumentale, politico, chi compra e vende guarda quelle che sono le opzioni concrete per raggiungere la tregua, basa la sua analisi sui fatti, misura le aspettative. Wall Street sa riconoscere i buoni e i cattivi.