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Hormuz, Meloni a Parigi per il vertice dei Volenterosi: "La riapertura è centrale"

venerdì 17 aprile 2026
Hormuz, Meloni a Parigi per il vertice dei Volenterosi: "La riapertura è centrale"

3' di lettura

Giorgia Meloni è arrivata al Palazzo dell'Eliseo a Parigi. Il presidente del Consiglio ha partecipato al vertice dei volenterosi per Hormuz. Ad accoglierla il padrone di casa, il presidente francese Emmanuel Macron. I due leader si sono scambiati un caloroso saluto e si sono poi concessi ai fotografi con una stretta di mano prima di entrare nel palazzo. Compresa l'Italia sono una cinquantina i Paesi che si sono detti disponibili a una missione per garantire la sicurezza di navigazione nello stretto.

Macron ha accolto all'Eliseo per primo il co-sponsor dell'iniziativa, il premier britannico Keir Starmer. Gli altri partecipanti, "europei, mediorientali, asiatici e anche latinoamericani", si uniranno in videoconferenza, ha riferito. Si tratta di "circa cinquanta paesi e organizzazioni internazionali, inclusi più di trenta a livello di capi di stato e di governo", hanno spiegato ancora fonti dell'Eliseo.

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Gli Stati Uniti non saranno associati a questa missione e non prendono parte alla conferenza. "Oggi abbiamo riunito 49 Paesi in una videoconferenza con l'Unione Europea e l'Organizzazione Internazionale Marittima. Ringrazio in particolare il Cancelliere federale Merz e il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per la loro presenza al nostro fianco in questo momento. Il nostro obiettivo è la riapertura del canale di Hormuz nell'ambito della guerra che interessa la regione, il blocco dello stretto avviato dall'Iran ha conseguenze particolarmente gravi nel mondo intero", sono state le parole del presidente francese durante la dichiarazione al termine della conferenza sulla navigazione marittima. 

LE PAROLE DI GIORGIA MELONI
Per il premier italiano: "La libertà di navigazione nello stretto di Hormuz è una questione assolutamente centrale per l'Italia, per l'Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso. Si tratta ovviamente di affermare un principio cardine del diritto internazionale - principio che vale chiaramente per qualsiasi altro passaggio dal quale dipendano le catene di approvvigionamento mondiali - ma si tratta ovviamente di una questione di enorme rilevanza economica. Dallo stretto di Hormuz transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio e gas naturale liquido. Si citano spesso i fertilizzanti, altra questione fondamentale da cui dipende la sicurezza alimentare di milioni di persone, soprattutto nei contesti più fragili". Per questo "l'Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un'autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali. È un impegno in linea con le missioni Aspides e Atalanta".

E ancora: "Il lavoro che stiamo facendo non è mosso da un interesse di parte, ma da un interesse generale. L'obiettivo, ovviamente, necessita di uno sforzo che coinvolge diversi ambiti, quello diplomatico, quello securitario, anche quello umanitario, se si pensa ai marittimi che sono bloccati nel Golfo e se si pensa alle nazioni che vengono impattate direttamente dalla crisi. Su tutti questi ambiti l'Italia è pronta a fare la sua parte. Ovviamente l'attenzione di tutti è concentrata soprattutto sulla presenza navale a Hormuz, aspetto irrinunciabile per diversi motivi, per esigenze concrete, come quella di sminamento del tratto di mare intorno a Hormuz e più in generale, come veniva ricordato, per rassicurare l'industria marittima, per fornire un quadro di sicurezza per le navi in transito nello stretto. Ma è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva". E sull'Iran: "Sappiamo che il tema della rinuncia alla forza nucleare, così come costruire un quadro di sicurezza nel quale nessuna nazione venga minacciata, perché il futuro saranno gli altri elementi fondamentali, ma è la ragione per la quale siamo qui oggi. Tutti comprendiamo la portata di questa sfida".

Quello dei volenterosi "è stato un confronto molto produttivo" che "dimostra come l'Europa sia pronta a fare la sua parte nel quadro della sicurezza internazionale insieme ai suoi partner. È un'iniziativa che si inserisce in uno sforzo più ampio che continuiamo a portare avanti che vede costantemente impegnate le nostre nazioni di fronte a un ciclo di conflittualità che si ripropone ormai costantemente, che non coinvolge solamente il Medio Oriente, ma l'Ucraina e tanti altri fronti ai quali ormai siamo abituati".

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