Libero logo

Vita di un narcoterrorista a capo degli Hezbollah

Libanese sciita e cittadino brasiliano in forza alle Forze Qods dei pasdaran iraniani: ha tentato di uccidere un rabbino e di far saltare una sinagoga e un cimitero ebraico
di Lodovico Festamartedì 26 maggio 2026
Vita di un narcoterrorista a capo degli Hezbollah

4' di lettura

Può la biografia di un militante della guerra santa (più precisamente della jihad guidata da Teheran contro l’Occidente), libanese sciita, emigrato in Sud America, aiutarci a capire gli intrecci tra Hezbollah e narcotrafficanti?

Così sostiene Emanuele Ottolenghi. Da senior advisor di 240 Analytics (piattaforma di analisi di rischio nel campo del finanziamento al terrorismo), ritiene che esaminare le vicende di un particolare personaggio libanese residente in Sud America sia un modo semplice e utile per capire quello che sta succedendo nel terrorismo globale. E lo racconterà con nomi, fonti e foto mercoledì 27 maggio alle 18,30 nel Teatro Franco Parenti di Milano.

Autorevoli esperti di terrorismo sostengono che il “personaggio” di cui scriviamo, libanese sciita e cittadino brasiliano, sia oggi il comandante della base operativa dell’unità 11.000 delle Forze Qods dei pasdaran iraniani (organizzazione incaricata di assassinare i nemici degli ayatollah all’estero): e, in questa veste, è ricercato dalla polizia di Brasilia dal 2023, per aver tentato di uccidere un rabbino, far saltare una sinagoga e un cimitero ebraico.

ESTRADIZIONE

Già nel 2005, peraltro, questo uomo degli Hezbollah era stato arrestato e incarcerato in Brasile nel 2005, a seguito di una richiesta di estradizione per reati legati al traffico di droga internazionale e al riciclaggio del denaro sporco, presentata dalle autorità federali tedesche: accuse però non prese in seria considerazione dalla polizia brasiliana.

Dai passaporti e telefoni del libanese sciita di cui si scrive, sequestrati in occasione di una sua visita nel 2017 a un narcotrafficante anche lui libanese sciita, residente in Paraguay, si è potuto ricostruire molto del suo passato, scoprendo che già diciottenne viaggiava per il mondo (ci sono i visti del Burkina Faso nel 1993).

Tra l’altro, dopo l’incidente in Paraguay (dove non viene arrestato per mancanza di prove) il narcoterrorista se ne va per tre mesi in Iran. Sempre dalla perquisizione paraguaiana si acquisiscono migliaia di contatti (con numeri di telefono colombiani, venezuelani, del Benin, e naturalmente libanesi e brasiliani) tra i quali, rilevante è quello con una casa di cambio, Chams Exchange, un negozietto in un paesino dell’entroterra libanese vicino al confine con la Siria, che viene sanzionato dagli Stati Uniti per riciclaggio dei traffici dei narcoterroristi.

Molte sono state le distrazioni delle autorità sudamericane (e, in parte, anche di quelle italiane quando si scoprirono legami tra la ‘ndrangheta con un libanese sciita che riciclava tramite una concessionaria di auto proventi dai traffici di droga) sull’attività e sulle finanze dei jihadisti filo-iraniani nel mondo.

Però l’attenzione è molto cresciuta da quando, durante un’operazione congiunta della Dea con le autorità colombiane, nel 2005, emersero decine d’ore di intercettazioni telefoniche in arabo. Le autorità colombiane, sorprese e soprattutto non in grado di comprenderne il significato, chiesero aiuto a Washington. Il compito ricadde su un agente della DEA di origine libanese maronita e di madrelingua araba. Le intercettazioni rivelarono una realtà fino a poco prima impensabile.

Così queste essenziali informazioni sulla vita del personaggio di cui si scrive con annesse varie indagini poliziesche, permettono a Ottolenghi di spiegare i legami organici degli Hezbollah con i narcontrafficanti sudamericani ed europei.

WELFARE

Il ricercatore di 240 Analytics spiega anche il peso che i profitti da droga hanno nel “bilancio” dei terroristi libanesi sciti: il cosiddetto “Partito di Allah” ben radicato ai confini d’Israele ha un fabbisogno (secondo le stime più aggiornate) annuale di almeno un miliardo di dollari che gli servono sia per le numerose operazioni militari e terroristiche in Medio oriente e nel mondo (innanzi tutto i missili che colpiscono i kibbutz e i centri abitati del Nord dello Stato ebraico), sia per offrire una sorta di welfare alla propria base sociale libanese sciita insediata sotto il fiume Litani, nella valle di Beka e nella periferia sud di Beirut.

Le entrate per coprire le articolate esigenze degli Hezbollah, sempre nelle stime più recenti, sono coperte al 70 per cento da Teheran, in piccola parte dalle rimesse degli emigrati libanesi sciti nel mondo, e per il resto da operazioni illegali di vario tipo, tra le quali la principale è il riciclaggio di soldi del narcotraffico: se si considera che la percentuale di quel che si ricava ripulendo i soldi da traffici di droga al massimo arriva al 15 per cento dei ricavi, per mettere insieme centinaia di migliaia di dollari, gli Hezbollah devono partecipare alla distribuzione di droga per oltre un miliardo di dollari.

PARTITO LIBANESE

Il racconto della vita di un narcoterrorista con funzioni apicali nella rete globale degli Hezbollah insieme alle valutazioni più generali dei traffici di questa organizzazione terroristica dovrebbero servire ai distratti (a chi è in malafede è inutile rivolgersi) per capire come il cosiddetto partito libanese di Allah non sia una normale formazione politica né una limpida organizzazione di resistenza, bensì un gruppo di fanatici che sopravvive solo grazie a un intreccio con la criminalità organizzata a livello planetario.