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Anche i russi hanno capito che non possono vincere

Gli esperti di strategia sconsigliano il Cremlino dal proseguire la guerra Zelensky colpisce le raffinerie e compra 150 aerei. Morto volontario italiano
di Carlo Nicolatovenerdì 29 maggio 2026
Anche i russi hanno capito che non possono vincere

4' di lettura

Mosca minaccia Kiev- «siamo pronti a colpirla in qualsiasi momento», ha detto il segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, nonché ex ministro della Difesa, Serghei Shoigu - ma allo stesso tempo apre per la prima volta alla fine della guerra anche senza la conquista di tutto il Donbass.

Latore di tale prospettiva è Vasily Kashin, eminente politologo ed esperto militare russo, nonché direttore del Centro per gli studi europei e internazionali integrati presso l’Università Nazionale di Ricerca Scuola Superiore di Economia (HSE) di Mosca. Sebbene non sia un esponente del governo Kashin, è uno studioso molto stimato da Putin e le sue parole non arrivano da un personaggio secondario. In un approfondimento perla rivista accademica Russia negli affari globali, Kashin ha scritto che «assicurarsi i territori attualmente occupati sarebbe un risultato positivo e una vittoria militare completa», sottolineando che non è negli interessi della Russia «continuare a bruciare le sue risorse indefinitamente per Mala Tokmachka» riferendosi a uno sperduto paesino sulla linea del fronte della regione di Zaporizhzhya chele forze russe provano a catturare da più di un anno senza successo, «per perseguire obiettivi immaginari».

Insomma a Mosca ci si sta rendendo conto che, data la situazione militare ed economica attuale, il gioco non vale più la candela. Tale apertura arriva dopo che gli Stati Uniti hanno mandato segnali di stanchezza sul fronte delle trattative lasciando intendere che, essendo i risultati quasi pari allo zero, potrebbero anche sfilarsi.

Una prospettiva che sembra spaventare Mosca come dimostrano anche le parole di ieri del portavoce Dmitry Peskov che ha detto che al Cremlino «non si vede l’ora di rivedere, non appena saranno pronti», gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Peskov qualche ora prima aveva anche aperto a eventuali negoziati con l’Europa, «quando saranno pronti», ma ieri l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, ha detto che «l’Europa non sarà mai un mediatore neutrale tra Russia e Ucraina, perché siamo dalla parte dell’Ucraina e difendiamo i nostri interessi di sicurezza». «Non possiamo trattare le due parti allo stesso modo, perché abbiamo scelto chiaramente da che parte stare», ha aggiunto, sottolineando che casomai il ruolo dell’Europa dovrebbe essere quello di «spingere Ucraina e Russia a parlarsi direttamente, perché ci sono molte questioni sulle quali possono decidere soltanto loro e nessun altro». Precedentemente la Kallas aveva riferito della possibilità, in caso di negoziati, di chiedere alla Russia di limitare le proprie forze armate, ma sul punto da Mosca arrivano risposte sprezzanti: «Non discuto di dichiarazioni idiote», ha detto il ministro degli Esteri, Serghei Lavrov, al quotidiano russo Izvestia.

Quanto invece all’adesione accelerata dell’Ucraina all’Unione Europea ieri è arrivato anche il “sì”, ma sotto condizione, dell’Ungheria nel neo primo ministro Peter Magyar, il quale ha detto che prima è necessario «raggiungere un accordo sui diritti delle minoranze ungheresi». Magyar e il presidente ucraino Zelensky dovrebbero incontrarsi a giugno.

Dal fronte invece arriva la notizia della morte sul campo di battaglia nel Donbass del contractor italiano, Alex Pineschi. Originario di La Spezia, 42 anni, ex alpino, Pineschi era partito volontario in difesa dell’Ucraina dopo l’invasione della Russia nel 2022 e in passato aveva anche combattuto contro l’Isis nel nord dell'Iraq, in Siria e Kurdistan. «Nessuno ti insegna a tornare dalla guerra. A passare dal suono dei colpi al silenzio di una stanza. A dormire tranquillo dopo anni passati sveglio. A camminare tra la gente come se niente fosse, mentre dentro non è più niente come prima. La guerra non finisce quando la missione finisce», diceva in un video pubblicato sui social qualche mese fa Pineschi, che vantava anche la pubblicazione di tre libri.

Kiev lamenta anche l’uccisione di due civili colpiti da droni russi a Sumy mentre stavano viaggiando in auto. Mentre ha annunciato di aver ancora colpito, nella notte del 27 maggio, la raffineria di Tuapse, uno dei più grandi impianti nella Russia meridionale. La capacità di lavorazione dello stabilimento è di circa 12 milioni di tonnellate di petrolio all’anno e parte di questo carburante viene utilizzato dalle forze armate russe.

Inoltre, unità dell’aeronautica militare ucraina hanno utilizzato missili aviolanciati Storm Shadow per colpire i sistemi di controllo e ricognizione automatizzati dell'aeronautica militare russa nelle aree di Voronez, Taganrog e Sebastopoli.

Durante la visita a Stoccolma, Zelensky ha annunciato un accordo per 150 aerei da caccia Gripen dotati di missili Meteor il cui acquisto sarà finanziato dai 90 miliardi appena stanziati dalla Ue per l’Ucraina. Il presidente ha detto anche di sperare di poter ricevere le licenze per produrre i missili Patriot Pac-3, «così potremmo aiutare anche altri Paesi che potrebbero avere questa necessità».