«La ricerca porta alla verità» diceva Socrate e per attuare questa massima andiamo in Scozia precisamente a Dundee, nella zona di Lochee. Lo scorso agosto era salita all’onore delle cronache una giovane, anzi giovanissima, di nome Sophie filmata mentre armata di coltello e ascia difendeva sé stessa e altre ragazze da un’aggressione da parte di immigrati. La rete, in quei giorni, ha visto l’invasione di immagini e video in cui la ragazza veniva ritratta come una sorta di Braveheart dei tempi odierni. La vicenda è stata immediatamente bollata come una fake news, alimentata a detta dei detrattori dagli account social di Elon Musk e di Tommy Robinson. In particolar modo il debunker Davide Puente, a queste latitudini, aveva pubblicato un articolo su Open in cui scriveva che non era stato «nessun “gruppo di migranti”» a compiere la presunta violenza e che «le autorità hanno visionato i filmati di sorveglianza, smentendo l’intera narrazione». In questo modo la situazione avrebbe, a sua detta, solamente «alimentato una narrazione falsa e xenofoba».
Passa un anno e arriva il colpo di scena. «Un uomo è stato riconosciuto colpevole di aver rivolto commenti a sfondo sessuale a un gruppo di ragazze di età compresa tra i 12 e i 14 anni a Dundee, prima di afferrarne una e spingerla a terra». Ecco la ricostruzione che fa dell’accaduto la BBC. In buona sostanza Ilia Belov, 22enne bulgaro, ha avvicinato un gruppo di ragazzine, di età compresa tra i 12 e i 14 anni, approcciandole e dicendo a una di queste: «Ciao sexy, ti farò divertire». A quel punto la situazione si è surriscaldata. L’uomo ha chiamato la sorella, Nadjedzha Belova di 20 anni, per intervenire. Quest’ultima ha ammesso, davanti ai giudici, di aver aggredito una 13enne afferrandola per i capelli per poi trascinarla a terra e riempirla di colpi al capo. «I due- riferisce la BBC- saranno condannati presso la Corte dello sceriffo di Dundee il 5 agosto».
Se per la sinistra la vittima è sempre lo straniero
Non abbiamo ancora finito di indignarci per il trattamento mediatico riservato al caso Nowak, che dobbiamo voltare pagin...Dopo le molestie e l’aggressione Sophie era intervenuta, con una certa dose di coraggio, per difendere la sua incolumità e quella del gruppo di amiche. Belov ha cercato di sostenere «che le ragazze lo avessero definito un immigrato» - prima di confermare di aver spintonato Sophie - ma lo sceriffo Tim Niven-Smith è stato piuttosto laconico e ha rigettato la richiesta di legittima difesa del bulgaro. «Sono pienamente convito - ha detto l’agente - al di là di ogni ragionevole dubbio, che la causa scatenante di tutto questo siano stati i commenti che lei (riferito a Belov, ndr) ha fatto». Un’altra storia che doveva essere bollata come propaganda anti-immigrazionista, che doveva essere per forza fittizia e invece al banco di prova della realtà si è dimostrata vera. Ecco il ritorno di Socrate.




