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Andy Burnham, statalista e spendaccione: l'erede di Starmer fa "paura"

Sindaco di Manchester, Andy Burnham è ritenuto il solo in grado di battere Farage. Ma il suo programma di spesa pubblica allarma il mondo finanziario
di Dario Mazzocchimartedì 23 giugno 2026
Andy Burnham, statalista e spendaccione: l'erede di Starmer fa "paura"

4' di lettura

Nel suo discorso di dimissioni, Keir Starmer ha ricordato che quando è diventato leader laburista ha raccolto un partito distrutto moralmente e finanziariamente e l’ha rimesso in sesto. Non gli è andata benissimo con l’economia nazionale, complici anche i diversi passi indietro sull’agenda governativa e la debole figura di Rachel Reeves, il Cancelliere dello Scacchiere, il ministro del Tesoro.

Il Pil nel 2025 è cresciuto sì dell’1,3%, ma sotto le previsioni dell’Office for Budget Responsibility, l’agenzia indipendente che monitora i conti. Il settore delle costruzioni ha registrato un calo del 2% nell’ultimo trimestre, la contrazione più significativa dal 2021, quando tutto era fermo per la pandemia. L’inflazione è scesa al 3% a gennaio 2026, ma resta al di sopra del target del 2% della Banca d’Inghilterra. La disoccupazione a fine anno aveva raggiunto il 5,2% (livello più alto dal 2020), con una impennata tra i giovani (16%) e oltre sei milioni di persone vivono di sussidi. Sono aumentate le tasse sulla proprietà, soprattutto per gli immobili più di valore, con una fuga di ricchi da Londra.

Il governo ha messo mano alla tassazione sull’eredità che si è fatta sentire soprattutto tra gli agricoltori e introdotto l’Iva sulle iscrizioni alle scuole private, che non vanno intese per forza come le scuole dei ricchi, dal momento che nel sistema britannico queste realtà comprendono istituti nati per accogliere studenti con particolari difficoltà di apprendimento e disabilità.

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IL PEGGIO CHE AVANZA
Non sorprende che la popolarità di Starmer sia in caduta libera, con conseguenti scoppole elettorali. Ma ciò che avanza all’orizzonte tra i laburisti è anche peggio. Perché con Andy Burnham, l’uomo incaricato di raddrizzare le sorti del partito e ridare stabilità alla nazione, si rischia di tornare con le lancette agli anni ’70, quando il Regno Unito ha conosciuto il massimo splendore dello statalismo. «Tutti sanno che la politica non funziona», ha detto dopo essere stato eletto a Westminster giovedì scorso. «Tutti sentono che la nazione non è dove dovrebbe essere». Dove dovrebbe essere, dunque? Burnham, nella sua carriera politica, ha ricoperto il ruolo di ministro ombra per le Case quando a guidare l’opposizione laburista era il massimalista Jeremy Corbyn: tanto basta per accreditarsi presso i sindacati, senza i quali qualsiasi leadership nella sinistra britannica rimarrebbe azzoppata.

Spesa pubblica – tanta spesa pubblica –, finanziata da un aumento delle aliquote per le fasce reddituali più alte (fino al 50%) e almeno 40 miliardi di sterline di debito per finanziare la costruzione di alloggi popolari. Uno scenario che concorrerebbe a innescare un’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato, con inevitabili pesanti ripercussioni tra recessione e carovita, soprattutto per le famiglie a basso reddito che Burnham giura di voler tutelare. È solo un tassello del Manchesterism, la filosofia politica che Burnham ha seguito nel suo mandato da sindaco della città delle Midlands che viaggia sui trasporti pubblici: è uno dei successi di cui si vanta, quello di aver riportato sotto il controllo amministrativo la rete degli autobus, con un limite tariffario di due sterline e l’accesso gratuito fino ai 18 anni.

SOGNO
Il sogno è replicarlo su grande scala, nazionalizzando anche il trasporto ferroviario per cancellare definitivamente il piano di privatizzazione lanciato da John Major nel 1993 e completato con Tony Blair nel 1997. Il pubblico come attore per regolare la fornitura di alcuni beni come la casa, i trasporti e ci si aggiunga - l’energia, allo scopo di renderli più accessibili.
E poi, 46,3 miliardi di sterline: è la cifra presa in prestito dal governo laburista nella prima parte del 2026. Una somma pari a quella che tutte le realtà locali del Regno raccolgono in un anno con la tassazione locale. A maggio, dei 23 miliardi presi in prestito quasi 12 sono stati destinati al pagamento degli interessi sul debito, circa il 54% in più rispetto allo stesso mese nel 2025.

La maggioranza laburista ha attribuito le difficoltà dei conti pubblici alla situazione geopolitica e all’aumento dei costi energetici, che hanno messo ancora più pressione sulle finanze pubbliche. Gli osservatori indipendenti invece puntano il dito sulla spesa pubblica che con Starmer non è stata di certo tagliata, accompagnata dalla tassazione in risalita. Una crisi del debito aleggia nell’aria e con Burnham a Downing Street la paura si tradurrebbe in panico: non sorprende che già venerdì alcune società finanziarie e bancarie come JP Morgan avvertissero i risparmiatori britannici sui pericoli di una linea politica ed economica più massimalista, più «manchesteriana». Starmer si è commosso citando la famiglia nel suo addio a Downing Street. I contribuenti potrebbero piangere lacrime ben più amare per colpa del suo successore.

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