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Radar svedesi e sottomarini tedeschi: la Nato prova a difendersi da sola

Ad Ankara contratti per decine di miliardi, dalle misure anti-drone, ai proiettili, fino ai missili. Ogni acquisto copre un buco lasciato dagli Usa. Donald avvisa: "Potrei ritirare tutti i soldati"
di Costanza Cavallimercoledì 8 luglio 2026
Radar svedesi e sottomarini tedeschi: la Nato prova a difendersi da sola

4' di lettura

Per capire che vertice sia quello di Ankara basta il primo contratto annunciato: la Nato manda in pensione i suoi 14 Awacs – i radar volanti costruiti in America che da oltre 40 anni dirigono la battaglia aerea – e li sostituisce con 10 aerei della svedese Saab, i GlobalEye, 400-450 milioni di dollari l’uno, consegne dal 2030 se ci si dà una mossa a firmare. Il segretario generale Mark Rutte li ha presentati dal palco del Forum dell’industria della difesa – maxischermi, musica tecno, amministratori delegati in platea – assieme ad altri contratti per decine di miliardi e un avvertimento (o un auspicio): «Il ronzio dei macchinari deve trasformarsi in un ruggito», perché Russia, Cina, Corea del Nord non ci concedono «il lusso del tempo».

L’elenco della spesa è lungo. Arrivano 5 droni Triton, 270 milioni l’uno, che da altissima quota sorvegliano il mare per giorni, e un programma di satelliti-spia. Londra guiderà una coalizione – con Germania, Francia, Paesi Bassi e Ucraina, secondo il Telegraph – per costruire un missile europeo con gittata fino a 3mila chilometri, capace di colpire basi e fabbriche di armamenti in profondità nel territorio nemico. Poi la produzione: 40 miliardi di dollari in 5 anni per le difese anti-drone (20 alleati – Italia compresa – addestreranno 5 volte più operatori entro fine 2027); 4 milioni di proiettili d’artiglieria l’anno entro la stessa data, quasi il doppio di oggi; scorte comuni di metalli e componenti, senza i quali l’industria bellica si ferma; due piattaforme, Front Door ed Engine, per collegare gli stabilimenti dei 32 alleati e che saranno aperte anche ai droni ucraini e alle industrie dell’Indo-Pacifico.

IL RUOLO ITALIANO

Infine 200 milioni di euro in 7 anni alla multinazionale informatica Accenture, affiancata dall’italiana Leonardo, per la rete cloud protetta su cui viaggeranno le comunicazioni riservate dell’Alleanza: 29mila utenti. E poi il Canada. Alla vigilia del vertice, il premier Mark Carney ha assegnato ai cantieri navali tedeschi Tkms la commessa più ricca della storia del Paese: 12 sottomarini da 3mila tonnellate capaci di operare sotto i ghiacci artici, oltre 1 miliardo di euro l’uno, i primi 4 in servizio entro il 2034.

L’offerta era congiunta con la Norvegia, che compra gli stessi battelli. La finale era tra Berlino e Seul, con la coreana Hanwha (Washington non era nemmeno in gara). Ottawa sta rileggendo anche il contratto per 88 caccia americani F-35: potrebbe ripiegare sugli svedesi Gripen. Quasi ogni acquisto copre un vuoto americano preciso.

La coalizione missilistica nasce da uno schieramento cancellato: Joe Biden aveva promesso a Berlino un reparto di missili da crociera Tomahawk, ma Trump ha annullato tutto prima dell’arrivo. L’Alleanza allarga anche la flotta comune di aerei-cisterna: obiettivo, 12 velivoli. Il Pentagono, però, secondo un documento in mano al New York Times, si prepara a ritirare dall’Europa proprio gli 8 aerei-cisterna americani, più un terzo dei caccia e 11 dei 26 aerei anti-sottomarino, quelli che decollano anche da Sigonella, in Sicilia.

Intanto 5mila soldati lasciano la Germania, i reparti che si alternavano in Romania se ne sono già andati, e a Washington è in corso un riesame di 6 mesi della presenza militare in Europa. I piani di difesa dell’Alleanza approvati appena un anno fa presupponevano che, in caso di guerra, quasi il 40% dello sforzo – uomini, aerei, munizioni – toccasse agli Stati Uniti. Sostituire le capacità convenzionali americane, tutto ciò che non è atomico, costerebbe mille miliardi di dollari in 25 anni, ha calcolato l’International Institute for Strategic Studies. Gli ottimisti prevedono 5-10 anni di transizione.

DOVE PASSA IL CONFINE

Dove passi il confine si è capito al summit: la tedesca Rheinmetall e l’americana Lockheed Martin produrranno in Germania i missili Atacms, armi terra-terra che il Pentagono sta dismettendo, mentre la licenza per fabbricare in Europa i PAC-3 – gli intercettori dei Patriot, quelli che abbattono i missili balistici russi sulle città ucraine – resta irraggiungibile. Il vecchio si concede; il meglio no. A giugno Rutte si era presentato alla Casa Bianca con un grafico intitolato «il trilione di Trump» – 1.200 miliardi di dollari di spesa in più dal 2017 – e il presidente aveva risposto: «Non abbiamo bisogno dei loro soldi. Voglio solo lealtà». Da Ankara ha rincarato: «Potremmo ritirare tutti i nostri soldati dall’Europa».

Radar svedesi, sottomarini tedeschi, missili britannici, proiettili a milioni: mai l’Europa ne aveva ordinati tanti insieme. Le consegne però cominciano nel 2030; i ritiri americani sono cominciati adesso. Per la bomba atomica non ci sarà mai una gara d’appalto: quella, nella Nato, resta americana.