Fosse stata prima anziché 33esima – dove la colloca la classifica del Sole 24 Ore – Silvia Salis l’avrebbero candidata al soglio pontificio, altro che potenziale premier, obiettivo dei renziani e di altri ancora che a sinistra vorrebbero remigrare la Schlein a Lugano. Si fosse piazzata seconda, terza, to’, quarta per gradimento dei cittadini, il sindaco di Genova – carica che non decliniamo al femminile perché siamo sessisti – l’avrebbero portata fino al Nobel per la fisica. In alternativa l’avrebbero proposta alla presidenza della Commissione Ue o almeno alla conduzione di Temptation Island. E invece, incomprensibilmente 33esima nonostante il gran lavoro svolto per la città – ci arriviamo tra poco – la Salis in questi giorni si deve accontentare di un viaggio a New York per celebrare l’approdo dell’Amerigo Vespucci, affascinante ma non come il reportage che su Instagram documenta il viaggio dell’amministratrice di successo (il 33esimo posto è sempre meglio del 34esimo o dell’89esimo e penultimo a pari merito dell’ex calciatore Damiano Tommasi, il Messi dei Comuni, anche se giocava mediano).
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Torniamo ai social della Salis: foto in posa in aeroporto; foto in posa con le hostess; foto in posa mentre si imbarca col trolley del comitato olimpico. Salis ha spiegato che è una missione di «marketing del territorio» facendo intendere che non è una promozione di se stessa, insinuazione che invero non avremmo mai mosso. Poi ci sono un’altra serie di scatti che la immortalano, concentratissima, durante dei colloqui istituzionali. Alla fine, di bianco vestita, la salita trionfale sul veliero. Ai giornalisti ha detto che «Genova e New York hanno un’anima in comune, sono due città di porto, città da cui le persone arrivano, dove si fermano e magari ripartono». Davvero? Non l’avremmo mai sospettato. Comunque va detto che di fronte ai risultati conseguiti per i genovesi, la graduatoria del Sole 24 Ore è ingenerosa: la Salis sta lottando strenuamente contro il fascismo e dalle botteghe è sparito l’olio di ricino; il sindaco ha organizzato un concerto techno sotto il suo ufficio; all’adunata degli Alpini non c’erano i muli, causa burocrazia inaffrontabile, ma le va dato atto che per tre giorni almeno il centro non è stato ostaggio dei maranza sebbene un cretino abbia comunque rubato il cappello a una penna nera.
Poi la Salis ha aumentato le imposte sulla casa e il costo dell’abbonamento all’autobus, ma per il resto ha fatto anche cose giuste, come il servizio fotografico pubblicato da Chi di lei in spiaggia bissato da Gente che l’ha definita «una specie di Supergirl anti-Meloni il cui corpo si mostra in tutta la sua possanza (...) Sarà questo suo corpo potente» - l’analisi si fa politica – «con la forza della narrazione dell’atleta olimpionica bella e determinata, unito al fatto di essere una politica locale vicino alla gente» - d’altronde il dato è chiaro - «la sua arma segreta che porterà a governare il nostro Paese come leader del campo largo opposta a Giorgia Meloni, solo “donna, italiana, madre, cristiana” per citare il suo famoso slogan?». Non ha super-poteri Matteo Lepore, dem con aspirazioni nazionali, sebbene Bologna detenga il primato di città col maggior consumo di cannabis (dati del ministero della Salute), e sono soddisfazioni: questo, sommato ad altri allori come la distribuzione di pipette per fumare crack – gli esperti dicono che è giusto – l’ha catapultato al 64esimo posto su 98, in calo di 11 punti di gradimento rispetto all’elezione. Tra i dem veleggia pure Stefano Lo Russo, che nella Torino del coccolato centro sociale Askatasuna di punti ne ha persi quattro e in graduatoria è 33esimo. A sinistra il tonfo più rumoroso è quello di Vito Leccese, sindaco di Bari, non tanto per la posizione, 19esimo, quanto per i quasi 14 punti di consenso evaportati da quando è stato eletto. Qual è il sindaco primo in classifica? La fiorentina e dem Sara Funaro. Che però non è brava come la Salis.




