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Giorgia Meloni, minacce di morte: la vergognosa reazione della sinistra

di Faustro Cariotilunedì 13 luglio 2026
Giorgia Meloni, minacce di morte: la vergognosa reazione della sinistra

2' di lettura

Vladimir Putin non è l’unico “infiltrato” nelle file del campo largo. Tra il regime iraniano che tramite il quotidiano Hamshahri promette di vendicarsi sui leader occidentali e la premier italiana indicata come obiettivo da colpire, i capi del cartello elettorale della sinistra scelgono di non schierarsi. Ventiquattr’ore dopo, ancora zero solidarietà, da parte loro, nei confronti di Giorgia Meloni, nonostante quella minaccia così esplicita: «La vendetta è inevitabile. I criminali non avranno una morte tranquilla». Né con lo Stato né con gli ayatollah, e anche questo è un modo per prendere posizione. Facile l’attacco di Augusta Montaruli, vicecapogruppo di FdI alla Camera: «Il silenzio di Schlein e Conte la dice lunga sul senso dello Stato dell’opposizione».

Le eccezioni si contano sulle dita di una mano. Carlo Calenda porta a Meloni la solidarietà di Azione per le «minacce inaccettabili» di un «regime di canaglie». Si schiera +Europa, con Riccardo Magi e con Benedetto Della Vedova, il quale dimostra che si può fare opposizione senza rinunciare ai valori che nelle democrazie occidentali accomunano maggioranza e opposizione: «Voglio esprimere preoccupazione e solidarietà nei confronti di tutti i leader oggetto delle minacce e in particolare per la presidente Meloni, per Macron, per Merz e per Starmer». Il renziano Ivan Scalfarotto spiega (al resto della sinistra) che le minacce a Meloni «vanno condannate e non possono non preoccupare», anche alla luce delle «ramificazioni del regime di Teheran, noto finanziatore del terrorismo internazionale».

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Ma la decisione di Elly Schlein, di Giuseppe Conte e degli altri è dettata da un riflesso ideologico. Spendere mezza parola di solidarietà per la premier significa tradire le aspettative che loro stessi hanno alimentato negli elettori. Dopo l’uscita scellerata del segretario generale della Nato, Mark Rutte, sui «cinquecento aerei statunitensi decollati dalle basi americane in Italia», Pd, Cinque Stelle e Avs avevano pavimentato la strada per le accuse iraniane. Il dem Matteo Ricci aveva detto che «il governo Meloni ha appena trasformato l’Italia in una piattaforma di guerra senza dire una parola agli italiani» e Giuseppe Conte aveva sostenuto che l’esecutivo italiano «ha contribuito a una guerra illegittima». Il verde Angelo Bonelli era arrivato a dire che «è lecito pensare che gli scambi di accuse tra Meloni e il presidente degli Stati Uniti siano stati una sceneggiata per coprire il sostegno militare garantito dalle basi italiane.

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