Se fosse un documentario ci sarebbe una musica cupa. Pianoforte, archi e inquadrature nella penombra. Da questo cono di oscurità esce la notizia di Mats Rydberg, 63 anni. Vive vicino a Stoccolma, precisamente a Lidingö, e la sua vicenda ieri l’ha raccontata a tutta pagina La Stampa. In buona sostanza nel 2024 il nostro protagonista ha spedito un campione di saliva a un sito che si occupa di genealogia. Lo ha fatto per tracciare il suo passato e la scoperta gli ha cambiato l’esistenza. L’uomo che aveva creduto suo padre in realtà non era biologicamente suo padre. Mats nasce grazie all’aiuto di un donatore di sperma.
Cerca che ti cerca la genealogista genetica Maria Brolin Per-Olofsdotter arriva alle pendici della discendenza dell’uomo. Il donatore risponde al nome di Walther Frisch, ovvero un danese volontario delle Waffen-SS.
Torniamo alla musica di cui sopra. Gelo in sala. L’articolista del quotidiano di Torino scava. «Negli anni ’60, trasferitosi in Svezia il buon Frisch, ndr - il suo sperma sarebbe stato utilizzato nei trattamenti per la fertilità del Karolinska di Stoccolma». A questo punto interviene la televisione pubblica della Danimarca, la Dr, che rintraccia una quindicina di persone, provenienti da quattro Nazioni, che hanno in Frisch il proprio padre biologico. Un gioco del destino particolarmente ambiguo che potrebbe far cadere, nell’era del complottismo spinto, in teorie strampalate. Thomas Rasmussen, anche lui figlio della fecondazione “nazista”, si chiede: «Come diavolo può un soldato danese delle Waffen-SS essere mio padre? Non ha alcun senso». Eppure. A questo punto la vicenda si allarga a macchia d’olio. Potrebbero essere centinaia.
«Già negli anni ’50 la prassi prevedeva che l’inseminazione con il seme di un altro uomo avvenisse con il consenso di entrambi i coniugi, ma ai genitori veniva spesso consigliato di non raccontare al figlio come fosse realmente nato», spiega La Stampa. E per completare l’equazione bisogna considerare chi non farà mai il test. Rischiamo di trovarci davanti all’esercito di Walther Frisch. Mats si chiede: «Siamo il risultato dell’ideologia nazista?». A riportare alla calma arriva la realtà. Non esiste alcuna prova che Frisch sia stato selezionato su base ideologica, semplicemente riscontrava i parametri di idoneità fisica per essere considerato un valido donatore. Adolf Hitler e il nazionalsocialismo non centrano nulla. Eppure il giornale sabaudo resta col dubbio che cerca di fugare. «Frisch potrebbe essere entrato nel circuito per una ragione molto più banale di un esperimento ideologico». Anche se non smette di chiedersi «chi lo scelse, e perché?». Quasi che dietro ci fosse l’eugenetica. Invece il rapporto governativo svedese del 1983 invita alla cautela. La scelta? Legata alla salute fisica e alla somiglianza del padre.




