La storia dell'inchiesta “fantasma”. La protagonista di questa Odissea giudiziaria si chiama Maria Violeta Agüero Bravo e si trova reclusa a San Vittore dal 26 aprile scorso. La Corte d’Appello di Milano deve decidere, nei prossimi giorni, se consegnarla al Venezuela che la vuole processare per una presunta truffa da 203mila dollari. Nulla di eccezionale, verrebbe da dire, se non fosse che le fonti d'accusa di questa indagine non si sa quale siano e dove siano. Sembra tutto campato in aria e c'è un sospetto fortissimo di una persecuzione politica.
Ripercorriamo però la vicenda dalle origini. Nel 2021 Agüero Bravo, rappresentante della Manatha Boutique, e altri due soci avrebbero cercato dei finanziatori per recuperare denaro fresco e pagare alcune tasse e sbloccare un conto in Portogallo. In cambio avrebbero promesso il 70 per cento dell’azienda. Dopo un po', i soci avrebbero trovato due imprenditori disposti ad aiutarli. Imprenditori che oggi sostengono di aver consegnato alla donna e ai due soci 140mila dollari in contanti e di averne trasferiti altri 63mila su un conto americano. Le quote della boutique non sarebbero però mai state cedute e il denaro non sarebbe stato restituito. Per questo, il Venezuela accusa Agüero Bravo e gli altri di truffa e di aver creato una sorta di associazione per delinquere.
Tutto torna? Non tanto. E vediamo perché. Studiando il fascicolo, i legali della donna si sono accorti che mancano la denuncia, le testimonianze, la prova della consegna dei 140mila dollari, i documenti bancari e il contratto per la cessione delle quote. Il bonifico da 63mila dollari sarebbe per di picù passato tra conti intestati a due persone diverse dalla detenuta. E la destinazione finale della somma non sarebbe stata indicata dagli inquirenti. Insomma, mancherebbe del tutto il corpus del procedimento. Com'è possibile?
Agüero Bravo era già stata arrestata in Spagna nel gennaio 2023 e lasciata libera con alcuni obblighi. Nel dicembre 2025 i giudici spagnoli avevano negato una prima volta l’estradizione in Venezuela nonostante che, poche settimane prima, lo stesso tribunale avesse invece autorizzato la consegna di un altro indagato nella medesima vicenda.
A pesare sulla decisione spagnola sarebbe stata in particolare la posizione personale di Maria Violeta. Suo fratello Marcos Javier è detenuto a Caracas con accuse di terrorismo e tradimento della patria, due capi di imputazione che nei regimi sudamericani sono fratelli alla ben più grave incolpazione di opposizione politica. E anche il nome della donna comparirebbe in quel fascicolo. I legali temono che, riportata a casa per la presunta truffa (di cui mancano però tutte le fonti di prova), Maria Violeta possa essere processata anche per le sue personali convinzioni ideologiche.
Malgrado il diniego alla precedente estradizione ad opera delle autorità di Madrid, l’allarme dell’Interpol è rimasto tuttavia attivo. E così la Agüero Bravo è stata rintracciata in Italia dopo aver consegnato il proprio passaporto alla reception dell’Hotel Roxy di Milano. Viaggiava con il suo nome e dormiva in un albergo regolarmente registrata, difficile pensare che volesse scappare. Il giudice italiano ha invece ugualmente ravvisato il pericolo di fuga, richiamando la gravità delle accuse e l’assenza di un domicilio in Italia. Così, ha deciso di spedirla in prigione dove si trova da 4 mesi, ormai.
“Dobbiamo superare l’automatismo tra Red Notice Interpol e custodia cautelare”, spiega l’avvocato Alexandro Maria Tirelli dello Studio International Lawyers Associates, che segue il caso. “Anche regimi autoritari”, aggiunge, “possono utilizzare questi sistemi in modo strumentale: ogni segnalazione deve essere valutata criticamente e caso per caso, prima di privare una persona della libertà”. Per questo, la difesa chiede di bloccare l’estradizione e di scarcerare Agüero Bravo, ancora detenuta a San Vittore. Ai giudici l'ultima parola.




