Su Kiev la guerra si vede, ogni notte arrivano più droni e più missili. Ma è proteiforme e in Europa quella stessa guerra è progettata per non vedersi. Il drone esplosivo trovato il 4 agosto a Lipsia-Halle non portava firma. Il governo tedesco ha impiegato quasi un mese per dire che era russo, ha individuato due sospetti, un bielorusso e un lettone, entrambi con passaporto russo, e mette in conto di non prenderli mai. Da allora la sfilza si è allungata ancora. Nel Brandeburgo la sottostazione della centrale a lignite di Jaenschwalde è stata colpita con razzi artigianali carichi di esplosivo e la polizia indaga per terrorismo. Fra martedì e mercoledì a Monaco sono volate bottiglie incendiarie contro un cantiere davanti alla Rohde & Schwarz, che lavora anche per la difesa: la polizia ha fermato due cittadini bulgari e non sa se il bersaglio fosse l’azienda. In Renania, dove accanto a un’altra sottostazione sono spuntati sei ordigni in un campo di mais, le indagini non escludono né uno Stato straniero né l’estremismo di sinistra. Alexander Dobrindt, ministro dell’Interno, ripete che la Germania «non è in guerra, ma è quotidianamente bersaglio di una guerra ibrida».
COME RISARCIMENTO
In mare la stessa guerra è arrivata alle Svalbard: a Barentsburg, il villaggio minerario di 300 abitanti che Mosca tiene in casa d’altri, mercoledì la guardia costiera norvegese ha bloccato la Professor Molchanov, nave oceanografica russa di 42 anni. È sotto sequestro perché la Russia deve 4,22 miliardi di dollari a Naftogaz, gruppo energetico statale ucraino. Il risarcimento è stato fissato nel 2023 da un arbitrato dell’Aia per i giacimenti confiscati in Crimea e mai pagato. Ovviamente. Il sequestro è stato disposto dal tribunale norvegese di Nord-Troms e Senja. Lì il ministro russo per l’Artico, Alexei Chekunkov, ha annunciato che farà ricorso «contro questo sequestro illegale» e da Mosca hanno fatto sapere di aver convocato l’ambasciatore norvegese Heidi Olufse. Altre navi russe, le petroliere della flotta ombra stavolta, potrebbero finire sotto sequestro fanno sapere da Berlino. Nate per permettere al Cremlino di negare che fossero sue, quelle imbarcazioni che un tempo si nascondevano con proprietà in scatole societarie, bandiere di Panama e Liberia, segnali di posizione spenti, adesso infatti si vedono benissimo.
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All’alba del 4 agosto un dipendente dell’aeroporto di Lipsia-Halle ha visto un drone sull’asfalto. Den...Vengono reimmatricolate sotto bandiera russa, sono scortate da navi da guerra nel Baltico e nella Manica, e a bordo salgono uomini dei servizi e reduci della Wagner. La Marshal Vasilevskiy, la gasiera di Gazprom che rifornisce Kaliningrad, l’exclave tra Lituania e Polonia, ha ricevuto mitragliatrici pesanti. Quelle mitragliatrici difendono un bilancio. Complice il traffico a singhiozzo nello Stretto di Hormuz, malgrado le sanzioni la Russia esporta petrolio per circa 10 miliardi di euro al mese, e un quarto del gettito federale viene da petrolio e gas. A giugno ha spedito 4,13 milioni di barili al giorno, il massimo dall’inizio dell’invasione, perché l’Ucraina ha colpito le 10 raffinerie maggiori e messo fuori uso fino a un quarto della capacità. Il greggio che diventava benzina in Russia adesso deve uscire, e gli stoccaggi bastano per 3 o 4 giorni.
SANZIONI E ABBORDAGGI
La marina russa però non può scortare tutte le navi. Così, mentre le petroliere dirette in Asia evitano sempre più la Manica e allungano per l’Atlantico settentrionale, gli europei hanno cominciato a salire a bordo: il 30 agosto la missione Irini ha fermato nel Mediterraneo la Mv Sun, sesta nave abbordata dalle missioni dell’Unione, che ha sanzionato 673 scafi e con il ventiduesimo pacchetto potrebbe arrivare a 1.500. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, che al drone di Lipsia risponde con sanzioni, ha detto alla Welt che il fermo prolungato delle petroliere resta «un’opzione per il futuro» e che intanto Berlino tratta con altri Paesi perché quelle navi non entrino nei porti e non scarichino. Non solo: la Cancelleria sta valutando di fornire all’Ucraina, attraverso il Servizio federale di intelligence, i dati di localizzazione, ovvero le coordinate esatte degli obiettivi, per attacchi con missili o droni contro i russi. Le stesse mitragliatrici che difendono un bilancio, infatti, difendono anche da Kiev: le capacità ucraine hanno raggiunto anche il Baltico, ha detto alla Welt il capo della marina danese Søren Kjeldsen che mette in guardia sull’evoluzione degli equipaggi russi, e Mosca lo sa.




