Chissà se stasera, quando parlerà dal palco di Bari, Giorgia Meloni li chiamerà per nome e ricorderà le loro parole. Probabilmente no, anche perché sarebbe un elenco che non finisce più e oggi è giorno di festa. È pure merito loro, però, se adesso guida il governo più longevo della repubblica. Lei lo sa, infatti ripete spesso che «i nemici sono utili, uno sprone a fare cose che altrimenti pensi di poter rimandare, a superare i tuoi limiti e correggere i tuoi errori».
A lungo, i suoi nemici hanno avuto il tono di Cassandra, la profetessa di sventure cui nessuno credeva, e però diceva la verità, perché aveva il dono maledetto della preveggenza. Quattro anni dopo, sappiamo che l’unica capacità che avevano era arrendersi al livore, confondere l’ideologia con l’analisi, le loro convinzioni con una realtà che si è rivelata molto diversa.
"Angela Merkel italiana": Meloni, la consacrazione che fa impazzire i gufi
Quasi quattro anni dopo il suo arrivo a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni sembra aver compiuto un importante salto di reputa...Non si sa da chi cominciare, tanta è l’abbondanza. C’è Carlo De Benedetti, per esempio. Il 27 luglio del 2022, cinque giorni dopo le dimissioni di Mario Draghi, rilasciò un’intervista al Corriere della Sera che oggi merita di essere ricordata. Disse che «corriamo il pericolo più grave nella storia della repubblica», che «la vittoria della destra alle prossime elezioni sarebbe una catastrofe», «il colpo finale» per l’economia, la garanzia di «una recessione severa in arrivo», anche perché «Bruxelles, Parigi, Berlino ci frapporrebbero ogni sorta di ostacolo, per evitare il contagio». Aggiunse che Meloni «isolerebbe l’Italia. Proprio come fece Mussolini». E dunque occorreva «entrare in una logica di Cln», tutti insieme contro il «nemico comune». Siccome era ancora poco, ci mise l’informazione che solo lui poteva avere: «So per certo, dalle mie fonti nel Dipartimento di Stato, che l’amministrazione americana considera orripilante la prospettiva che questa destra vada al governo in Italia». Nemmeno un anno dopo, il 27 luglio 2023, Joe Biden ricevette Meloni nello Studio ovale: «Con Giorgia siamo diventati amici».
Giorgia Meloni, la clamorosa rosicata di Giuseppe Conte: "È qui la festa?"
Il prossimo 4 settembre il governo guidato da Giorgia Meloni festeggerà un record storico: quello di essere l'...Piero Fassino, uno le cui profezie un giorno avranno un libro a parte, ha dato il suo contributo. Ci scrisse un articolo sull’Huffington Post, il 25 luglio, per avvertire che «se vince la destra sovranista e populista, l’Italia verrà isolata in Europa e nel mondo». Un mese dopo aggiunse che sarebbero tornati anche olio di ricino e manganelli: «La destra vorrebbe restringere il diritto di ognuno di essere libero e non discriminato per ragioni culturali, etniche, religiose o sessuali».
Ma era l’economia il tema su cui insistevano di più, convinti che il salto da Draghi a Meloni avrebbe causato il ritiro della fiducia nei titoli del debito italiano e fatto saltare in aria i precari equilibri della finanza pubblica. Enrico Letta, all’epoca segretario del Pd, batteva su questo tasto ogni giorno, anche all’estero. «Non ci faremo riportare alla bancarotta del 2011 da questa destra», annunciò il primo settembre alla Festa dell’Unità. Parole come «bancarotta» e «default» andavano di gran moda. Ci cascò pure il piddino Lorenzo Guerini, di solito misurato nelle parole. «Con la destra al governo», disse alla Stampa pochi giorni prima del voto, «l’Italia rischia l’isolamento in Europa e un default»; «Lascerebbero il Paese in ginocchio, come nel 2011, quando ci portarono sull’orlo del default. Le loro ricette non sono cambiate. E neanche gli chef». Matteo Renzi emetteva sentenze senza appello: «Le promesse di Berlusconi, Salvini e Meloni tecnicamente portano l’Italia al default».
Meloni, l'Economist la esalta: "L'intero sistema politico ruota intorno a lei"
Perfino l'Economist s'inchina a Giorgia Meloni. Il settimanale britannico, non certo noto per simpatie verso la ...Poi c’erano quelli specializzati nel profetizzare lo sganciamento dell’Italia dall’asse atlantico e dall’orbita delle democrazie, e forse sono i più divertenti. Come Romano Prodi, al quale, poco dopo le elezioni, il settimanale tedesco Der Spiegel chiese se la vittoria di Meloni fosse un pericolo per la democrazia italiana. E lui, senza nemmeno più la scusa dell’esigenza propagandistica, rispose: «È certamente possibile, sì. Almeno nel medio termine». Fa il paio con Ezio Mauro, che su Repubblica, il 19 settembre, aveva posto ai lettori l’angosciata domanda: «Il giorno dopo il voto, se vince questa destra, ci sveglieremo ancora occidentali?».




