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Sudafrica, neri bastonati dai neri: cortocircuito e violenza brutale, cosa sta succedendo

di Andrea Vallesabato 5 settembre 2026
Sudafrica, neri bastonati dai neri: cortocircuito e violenza brutale, cosa sta succedendo

2' di lettura

In Sudafrica torna la violenza neri contro neri. Giovedì gruppi di manifestanti dei movimenti anti-immigrati hanno inscenato una protesta nei pressi di uno degli accampamenti cresciuti come funghi nella città costiera di Durban. La manifestazione è presto degenerata in scontri diretti con gli immigrati. Immediato l’intervento della polizia che ha cercato di disperdere la folla con granate stordenti. Un migrante è stato arrestato e altri cinque sono rimasti feriti. All’arrivo del corteo infatti i clandestini - in maggioranza provenienti dalla Repubblica democratica del Congo - hanno iniziato a loro volta a protestare per respingere i dimostranti, e ne è seguita una colluttazione. Secondo i testimoni sentiti dai media internazionali, i manifestanti si sarebbero presentati brandendo dei bastoni, elemento confermato anche nei video pubblicati dai media locali. Alla testata Apt News un migrante spiega: «Non abbiamo documenti, né un lavoro o una casa. Abbiamo perso la speranza eppure loro vengono qui e ci picchiano».

I movimenti anti-immigrati - tra cui March And March - accusano lo Stato di sottrarre soldi pubblici ai servizi per sostenere gli immigrati senza documenti, accusati anche di far abbassare i salari e rubare il lavoro ai sudafricani. Ieri, tra i gruppi sono volate anche pietre e, secondo il resoconto della polizia, uno degli agenti è rimasto ferito, cosa che ha portato all’arresto di uno straniero.

Il campo raggiunto dal corteo xenofobo sorge nella città costiera di Durban ed è stato eretto dagli immigrati a fine maggio davanti a un sito governativo per chiedere alle istituzioni di avere i documenti di soggiorno e soprattutto protezione: dalla scorsa primavera nel Paese si è riaccesa l’insofferenza di numerosi cittadini, e negli incidenti che ne sono seguiti almeno quattro persone straniere hanno perso la vita mentre decine di migliaia hanno lasciato il Paese. Alcuni Stati hanno anche organizzati voli di rimpatrio. Il governo del presidente Ciryl Ramaphosa ha cercato di rafforzare i controlli alle frontiere e invocato solidarietà in seno all’unione africana ma si è solo attirato le critiche da parte di diversi governi del continente tra cui quelli di Ghana, Nigeria e Malawi.