Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare, avrebbe detto Gino Bartali. Ed è proprio quello che adesso dicono i Paesi africani, Togo in testa ma ben supportato nei numeri, sui sistemi di proiezione dalla sfera al piano che penalizzerebbero la raffigurazione su mappe e cartine del Continente nero nel suo complesso. Ovviamente tutto questo non sarebbe altro che il retaggio del colonialismo e del predominio bianco. Una cosa talmente seria che il Togo l’ha fatta finire sul tavolo dell’Onu per mettere definitivamente all’angolo, e quindi fuori dai giochi, i sistemi utilizzati da Mercatore a oggi.
Un procedimento per portare su due dimensioni quello che esiste in tre, e segnatamente il geoide che è la Terra, tonda in maniera irregolare, con tutte le questioni e le difficoltà da appianare. Il cartografo fiammingo Gerardo Mercatore (Gerhard Kremer; all’epoca i nomi si italianizzavano) nel 1569 elaborò un sistema basato sulla proiezione che ha avuto fortuna perché risolveva molti problemi, in primo luogo per definire le carte nautiche e per tracciare le rotte. Una mappa del genere, per limiti intrinseci al problema stesso da risolvere, non può coprire con esattezza le aree prossime ai due poli.
PROBLEMI PRATICI
Quando Mercatore propose la sua soluzione, era assai avanti rispetto ai tempi, tant’è che l’affinamento della scienza e della tecnica a metà del XVIII secolo la completò fornendo le chiavi del pieno utilizzo alla navigazione. L’epoca delle scoperte geografiche storicamente ha investito anche l’Africa procedendo parallelamente alla colonizzazione da parte delle potenze europee, militari e marittime, fino all’ultima impresa della guerra d’Etiopia del 1935, fuori tempo massimo. La spartizione e la creazione di nuovi stati, riflette spesso nel delinearne i confini la pragmaticità di adoperare linee dritte lì dove la Natura non ci metteva elementi netti come fiumi, laghi e vette. Ma intanto l’orologio della storia ha continuato a girare, scandendo un tempo diverso da quello della percezione degli uomini. Il mondo nel suo complesso è rimasto sempre quello, ma all’interno non si è fatto risparmiare nulla. Solo che il planisfero riporta che Africa e Groenlandia sono simili, ma il Continente nero sarebbe molto più grande di come viene rappresentato, di quasi quattordici volte. Il paradosso è bastato per far cullare sogni di grandezza e di affrancamento dal suprematismo scientifico bianco, per chiedere di cambiare tutto e riscrivere tutto. Il ministro degli esteri del Togo, Robert Dussey, ha scalato il sistema delle Nazioni unite appoggiato da altri 54 membri dell’Unione africana che ne hanno fatto il loro rappresentante, per far votare una risoluzione che cancelli lo standard adottato universalmente, perché penalizzante e persino filosoficamente ancorato a un modo di pensare non più accettabile di questi tempi. Dietro, insomma, ci sarebbe un pregiudizio che tenderebbe nei fatti a esaltare il nord del mondo a scapito del sud, condizionando di conseguenza il sistema dei commerci e tutto quello che attualmente ci ruota attorno in termini geopolitici e con le spinte verso nuovi equilibri.
SCIENZA E POLITICA
Ed ecco pronta l’alternativa, che freschissima non è, ma viene ritenuta meno stagionata del metodo Mercatore non più accettabile: la mappa del mondo sulla proiezione Gall-Peters, rlaborata nel 1973 dal tedesco Arno Peters, e il lancio della campagna “CorrectTheMap” che fa leva sul più accurato Equal Earth basato sulle superfici equivalenti che un gruppo internazionale di cartografi ha realizzato nel 2018. Peters fu il primo a mettere la questione in termini politici, ma esistono anche proiezioni “democristiane”, come quella del canadese Arthur H. Robinson che ideò una soluzione di compromesso.
Gli Stati africani vedono nella rivoluzione cartografica il contrappasso con la storia e il contrappeso del presente, che già parla di boom demografico, materie prime, risorse energetiche. terre rare e nuovi e più subdoli interessi. Dalla proiezione geografica a quella economica, passando dalle mappe che dovrebbero restituire all’Africa un diverso peso specifico, non solo quantitativo e neppure solamente di immediata visibilità. Un riequilibrio del passato con una nuova linea anche narrativa che ha avuto un segnale eloquente nello scorso marzo quando il Ghana ha messo sul tavolo dell’Onu e fatto approvare col voto di 123 Paesi (solo 3 si sono espressi contro e 54 sono stati gli astenuti) che la tratta degli schiavi è stata il crimine più grave contro l’umanità. Un assoluto che non ammette repliche. Anche se le risoluzioni non sono vincolanti, sarà difficile che il vento del politicamente corretto, ormai placata la delirante bufera woke, non “suggerisca” l’adattamento anche di colossi come Google Maps, e quindi la riscrittura degli atlanti, delle mappe e delle carte. Dal Mal d’Africa di tanta letteratura, ai mali dell’Africa da curare con i mercati. Lasciando Mercatore da parte, però.




