"È con grande rammarico che prendo atto della decisione della Corte di Cassazione di Parigi di confermare la consegna di Rexhino 'Gino' Abazaj alla Germania. È di vitale importanza ottenere dalle autorità tedesche garanzie chiare e vincolanti affinché Gino non venga, per nessuna ragione, consegnato successivamente all'Ungheria". Nel giro di poche ore, sulla testa di Ilaria Salis piovono pessime notizie. Il cerchio si stringe sui suoi amici antifascisti, e tutte le strade portano a Budapest.
La Corte di Cassazione francese ha respinto infatti il ricorso del "compagno Gino" Abazaj, convalidando in tal modo la sua consegna alla giustizia tedesca per la presunta aggressione di neonazisti a Budapest nel 2023. "Gino", 33 anni, che si trovava a Parigi in libertà vigilata, teme di essere consegnato successivamente dai tedeschi all'Ungheria per le presunte violenze contro i neonazisti, attaccati durante una manifestazione del febbraio 2023 a colpi di manganello e di martello. Rischia, per gli stessi reati di cui era accusata Ilaria Salis, una pena fino a 24 anni di carcere in Ungheria e fino a 10 in Germania, in quanto alcune presunte vittime erano di nazionalità tedesca.
L'eurodeputata di Avs ha commentato affranta: "Speravo sinceramente che la giustizia francese rifiutasse di cooperare con un processo di criminalizzazione dell'antifascismo che trae origine da un'inchiesta costruita sulla base del lavoro della polizia del regime di Orbán". La Salis si augura poi che "Gino possa restare in libertà e affrontare il procedimento in Germania senza l'applicazione di misure cautelari". "Voglio ricordare un aspetto paradossale e profondamente ingiusto di questa vicenda: Rexhino Abazaj è, di fatto, un italiano senza cittadinanza. È cresciuto in Italia e tutta la sua famiglia ha ottenuto la cittadinanza italiana. A lui, invece, fu negata a causa di una denuncia legata a un picchetto antisfratto, procedimento dal quale è stato successivamente assolto. Le autorità italiane dovrebbero intervenire, riconoscergli finalmente la cittadinanza e garantirgli tutte le tutele che spettano a un cittadino italiano", conclude Salis.
"La Cassazione ha tenuto ciecamente in considerazione le esigenze tedesche, il cui carattere illegittimo è evidente, senza nessuna considerazione per la sicurezza personale di Gino, è deprecabile", ha detto l'avvocato del militante albanese. La Francia - protesta su X Thomas Portes, deputato de La France Insoumise - si rende oggi complice degli attacchi contro i militanti antifascisti. Gino deve essere messo sotto protezione, questa decisione minaccia oggi la sua vita e la sua sicurezza". La Cassazione, massima giurisdizione francese, si è allineata al parere della procura, disponendo la riconsegna del militante alla Germania dopo aver rifiutato, in precedenza, di riconsegnarlo all'Ungheria per timore di una violazione dei suoi diritti fondamentali. Nel 2025, quando la Francia negò l'estradizione in Ungheria, la Germania lanciò nei suoi confronti un mandato d'arresto europeo per richiedere la consegna del militante per gli stessi reati. Al di là di molti esponenti della sinistra, in particolare de La France Insoumise, comunisti ed ecologisti, il militante "antifa" è sostenuto da personalità del mondo della cultura come il premio Nobel per la letteratura 2022, Annie Ernaux.
Più o meno nelle stesse ore, dall'Ungheria, è arrivata poi la notizia della condanna a 7 e 6 anni di altri due amici della Salis e militanti antifascisti, la tedesca Maja T. e Gabriele Marchesi, anche loro considerati colpevoli delle aggressioni ai danni di militanti di estrema destra in quei giorni infuocati del febbraio 2023 a Budapest.




