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La Cgil trasforma la Scala in un centro sociale

Alle celebrazioni dei 120 anni del sindacato la platea intona "Bella ciao". E la sinistra canta felice insieme a loro
di Lorenzo Cafarchiogiovedì 1 ottobre 2026
La Cgil trasforma la Scala in un centro sociale

2' di lettura

La solita musica e così la Scala diventa, per un giorno, il grande centro sociale che accomuna sindacati e campo largo, anzi larghissimo. Partiamo, però, dalla fine per raccontare la giornata di ieri che ha fatto rima coi 120 anni della Cgil. Una due giorni di celebrazioni culminata l’ultimo dì di settembre, al Teatro alla Scala, «con un appuntamento dedicato alle lotte e alle conquista che hanno attraversato i 120 anni della Cgil, raccontate attraverso parole, musica e immagini. All’iniziativa partecipa anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra le artiste e gli artisti coinvolti figurano Lella Costa, Angela Finocchiaro, Stefano Massini e Lodo Guenzi».

Ve lo dicevamo, partiamo dalla fine. Le mani battute, dalla platea ai palchi senza dimenticare la galleria, e la sinfonia di Bella ciao. Il pubblico, i sindacalisti e il carrozzone antifascista. Tra le voci anche quelle della numero uno del Partito democratico, Elly Schlein, e del segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni. Con il deus ex machina della Cgil, Maurizio Landini, che apprezza compiaciuto. Si accontenta, diciamo poco, di «una rivolta sociale come noi pensiamo, democratica, pacifica». Traccia anche la linea per la sinistra.

«La prima volta che il governo ha provato a misurare il consenso su una cosa che ha fatto - leggasi referendum sulla giustizia, ndr - la maggioranza del Paese gli ha detto che non va bene. Quindi io credo che la rivolta è proprio la partecipazione: tornare a votare, tornare a partecipare».
Poi c’è il tempo dello spot pro-immigrazione. «La crisi climatica», dice Landini, «provoca sempre di più migrazioni, tante donne e uomini che mettono a repentaglio la loro vita proprio per fuggire da situazioni insostenibili create molto spesso dal nostro distorto modello di crescita. Verso di loro non vanno costruiti muri, ma ponti e accoglienza». Tra il pubblico anche gli ex segretari del sindacato rosso Sergio Cofferati e Susanna Camusso.

Il lavoro, le persone, l’Italia sullo sfondo di frasi vuote che trovano la loro sublimazione in quel canto partigiano diventato cifra stilistica di chi vorrebbe incatenare la Nazione al gioco dell’ideologia. Uno spartito, diciamolo, trito e ritrito.