"Le elezioni di oggi rappresentano un passaggio cruciale per il futuro di Israele e del Medio Oriente. L’Osservatorio Israele sostiene una linea politica che tuteli la sicurezza nazionale attraverso la partecipazione di tutti - nessuno escluso - alla difesa militare del Paese, contrasti il terrorismo e difenda il diritto di Israele a esistere e del popolo ebraico all’autodeterminazione nella propria patria storica". Così in una nota Osservatorio Israele commenta le elezioni: "Guardiamo con favore alle forze che sostengono l’attuale maggioranza e a ogni possibile alleanza che includa l’attuale premier. Respingiamo la soluzione a due Stati, che riteniamo incapace di garantire una pace duratura e la sicurezza dello Stato d’Israele".
Si sono aperti alle 7 locali (le 6 in Italia) i seggi per la formazione della 26ma Knesset. Si tratta della prima votazione dall'attentato del 7 ottobre. Sono circa 7 milioni e 331 mila gli israeliani chiamati alle urne oggi fino alle 22 locali (le 21 in Italia). In lizza ci sono 36 partiti, di cui solo 13 vengono rilevati nei sondaggi perché superano la soglia di sbarramento al 3,25 per cento. Gli exit poll verranno annunciati immediatamente con la chiusura delle urne, ma i risultati finali saranno ufficializzati solo otto giorni dopo il voto, il 4 novembre.
Intorno alle 10 ora locale l'Idf ha reso noto che il 30% del personale militare aveva votato. Alle ultime elezioni, nel 2022, la percentuale alla stessa ora era del 25,7 per cento. Alle 12 invece l'affluenza è al 31,5, la più alta dal 1977. Le Forze di Difesa israeliane hanno dato il via alle votazioni per le elezioni nazionali una settimana fa, con 850 seggi elettorali allestiti nelle basi militari in tutto il paese e anche al di fuori dei confini israeliani.
Stando alle proiezioni, i partiti arabi potrebbero ottenere un numero di seggi sufficiente a contribuire a decidere chi sarà il prossimo primo ministro. Il leader del piccolo partito Lista araba unita Ra’am, Mansour Abbas, ha fatto praticamente tutto ciò che Israele chiede ai propri cittadini palestinesi: ha condannato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, parla raramente della guerra a Gaza o dell’occupazione israeliana della Cisgiordania, concentrandosi invece su questioni locali come la criminalità; nel 2021 ha infranto un tabù portando un partito arabo nel governo israeliano, nel quale ha ricoperto il ruolo di partner leale, e stavolta il secondo candidato nella lista del suo partito è un esponente ebreo della corrente principale. Benjamin Netanyahu e i suoi principali rivali, tuttavia, hanno tutti escluso qualsiasi alleanza con il suo partito né con nessuna altra formazione guidata da cittadini arabi. Anche se ciò dovesse significare mesi di stallo politico e un altro turno di voto.
In ogni caso per gli ultimi sondaggi, Yashar, il partito dell'ex capo di Stato maggiore Eisenkot, è in testa con 22-23 seggi, davanti al Likud del premier Netanyahu, accreditato di 19-21 seggi. Netanyahu punta al settimo mandato contando anche sugli alleati di estrema destra Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich e sugli ultraortodossi dello Shas. Il 60% degli israeliani si dice favorevole a un governo di unità nazionale.




